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Presentato a Cleto Liberandisdòmini di Pantaleone Sergi. Ad Aiello, l'appuntamento letterario il 18 agosto nell'ambito delle manifestazioni estive




CLETO - Il libro di Pantaleone Sergi, LiberandisDòmini, è stato protagonista di un bell’incontro che ha riportato per un giorno nel paese in cui era nata nel 1952 la casa editrice fondata da Luigi Pellegrini. I motivi della presentazione a Cleto, in vero, sono più d’uno. Tralasciando l’aspetto culturale e letterario proprio di una presentazione libraria, e che l’editore è nato qui, c’è anche un’altra curiosa ragione: sulla copertina del volume campeggia la chiesetta castellense del S.S. Rosario, di cui abbiamo molto parlato per altre ragioni. La scelta, assolutamente casuale, è stata spiegata dallo stesso Sergi. Poteva essere un’immagine del terremoto del settembre 1905 che chiude nelle pagine finali le vicende di Mambrici paesino immaginario del sud, ma l’autore non ha avuto dubbi quando ha visto la foto scattata dalla figlia di ritorno da un giro per i paesini di Calabria, “perché ho percepito che più di ogni altra immagine rappresentasse l’essenza del mio libro”. 
Non come previsto nella piazzetta antistante la chiesetta castellense - che come si dice sarebbe stata la morte sua - ma causa temporale, nei locali del ristrutturato ex asilo nido, a fare gli onori di casa, lo scorso mercoledì pomeriggio, sono stati i due Giuseppe dell’amministrazione locale: il sindaco Longo e il vice Filice che hanno ringraziato l’autore e l’editore Walter Pellegrini, per aver accolto l’invito ad animare il rendez-vouz.
Poi c’è stato anche tempo - e lo ha fatto egregiamente Alberico Guarnieri - per parlare in termini critici del primo lavoro del giornalista, storico ed ora anche riuscito romanziere, il quale peraltro - come ha svelato la conduttrice dell’incontro, Antonietta Cozza - ha in serbo per i lettori una quadrilogia, sempre ambientata a Mambrici, che attraverserà tutto il secolo passato sino alle soglie dei nostri giorni. 
Liberandidòmini è un romanzo condito con parole dei nostri nonni, “di quella civiltà contadina in cui è immersa la storia”, ricco di termini del dialetto chiusi da tempo nei bauli, e sapientemente ripescati dall’autore che all’aspetto del linguaggio ha dedicato l’impegno maggiore. La storia invece era già scritta nella sua mente, ed è bastato poi metterla su carta. Gli intrecci che si dipanano in questo paesino, “immobile nel tempo e nello spazio”, che potrebbe essere qualsiasi paesino di Calabria, ruotano attorno a vari temi: l’amore, la divisione di classe tra nobili e povera gente, l’emigrazione, siccità e carestie, paventate epidemie di colera, morti ammazzati dalla “maffia”, e poi il terremoto del 1905, ma anche i primi timidi tentativi di resistenza socialista. 
Basti dire, per concludere, che è un libro piacevole che una volta iniziato a leggere non starà a prendere polvere sul comodino.

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