Passa ai contenuti principali

“Inaccettabile l’archiviazione della vicenda legata alla morte del comandante De Grazia”

Dal Comitato De Grazia di Amantea
Risulta veramente incomprensibile la decisione assunta dal Procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore sulla vicenda della morte del capitano Natale De Grazia e, auspicando che il Gip rifiuti di archiviare il caso, faremo quanto è nelle nostre possibilità per evitare che ciò avvenga.
È vero che è passato troppo tempo dalla morte di De Grazia e pertanto nuovi approfondimenti scientifici diventano pressoché impossibili sul suo corpo, ma i nuovi elementi emersi dalla perizia affidata al dott. Arcudi e le nuove inquietanti notizie contenute nella relazione della Commissione sul ciclo dei rifiuti in merito alle indagini che il comandante stava conducendo rendono doveroso, oltreché necessario, un approfondimento del caso. Inoltre la decisione sembra frettolosa visto che, quando è stata assunta, la Commissione parlamentare non aveva ancora inoltrato alla procura di Nocera la corposa “Relazione sulla morte del capitano di fregata Natale De Grazia” ma solo la perizia medica del dottor Arcudi.
Purtroppo, sembra che ci sia una superiore volontà di far rimanere la vicenda delle “navi dei veleni” e la morte di Natale De Grazia tra i tanti misteri della storia d’Italia nonostante i fatti che seguono.
La Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, dopo aver acquisito nuovi elementi di prova e nuove testimonianze sul traffico dei rifiuti e sulle navi dei veleni, ha ritenuto che le conclusioni medico-legali del prof. Arcudi - tossicologo di fama internazionale ed accademico a Tor Vergata - sulle cause della morte del capitano De Grazia siano “analiticamente motivate e scientificamente inattaccabili”; quella morte fu “conseguenza di una causa tossica, ogni altra causa va esclusa per assenza di elementi di riconoscimento”. Inequivocabilmente dunque Natale De Grazia non è morto di morte naturale e verosimilmente potrebbe essere stato avvelenato.
Non è comprensibile come si possa basare la decisione di archiviare il caso “De Grazia” sulla base delle conclusioni cui è arrivato il perito della commissione parlamentare, là dove questo ha scritto che “dal punto di vista medico-legale il caso è chiuso”. Perché, se è vero che il tempo lungo intercorso dalla morte del capitano rende impossibile effettuare ulteriori accertamenti sul suo cadavere, sicché su questo versante il caso sembra chiuso, è però anche vero che tutte le numerose nuove notizie acquisite ed accertate renderebbero necessarie nuove investigazioni. Un suggerimento in tal senso sembra provenire dalla stessa Commissione parlamentare, laddove afferma che non è suo compito “sciogliere nodi di competenza dell’autorità giudiziaria”, quasi invitando quest’ultima a farlo, per evitare che anche la morte del capitano De Grazia possa finire tra i tanti misteri irrisolti del nostro Paese.
I due precedenti esami autoptici, quello del 1995 e quello successivo del 1997 e stranamente affidato allo stesso perito del primo esame, contengono vistose lacune che hanno impedito di scoprire la verità sulle cause di quella morte consentendo di accreditare, falsamente, come evento fatale il collasso cardio-circolatorio. In quelle due perizie - sostiene il prof. Arcudi - gli accertamenti furono condotti “in maniera superficiale, con incomprensibili carenze e contraddizioni che rendono i risultati tutti incerti, poco affidabili e quindi non utilizzabili per gli scopi per i quali erano stati disposti”. Proprio l’esame analitico delle risultanze di quelle due autopsie porta il perito nominato dalla Commissione parlamentare alla conclusione della loro inattendibilità.
Vi sono poi altri elementi da tenere in considerazione contenute nella nuova relazione della Commissione rifiuti che confermano l’antico sospetto sulla morte per avvelenamento del capitano De Grazia; i misteri sulla motonave Latvya (legata all’ex Kgb russo) ormeggiata per qualche mese a La Spezia sulla quale si sospetta sia stato caricato mercurio rosso radioattivo. Su questo vascello il capitano De Grazia avrebbe dovuto effettuare delle verifiche dopo aver incontrato un informatore, se non fosse deceduto lungo il viaggio che lo portava in Liguria. 
E poi bisogna considerare il clima di intimidazioni che ha caratterizzato le indagini condotte da De Grazia “che lo ha portato a prezzo di un costante sacrificio personale e nonostante pressioni ed atteggiamenti ostili a svolgere complesse investigazioni” che da sole imporrebbero l’apertura del caso.
Infine auspichiamo che lo Stato si impegni a far luce su tutta la vicenda delle navi dei veleni magari con l’ausilio di un pool investigativo di esperti che si occupi esclusivamente delle indagini sul traffico nazionale ed internazionale dei rifiuti tossici e radioattivi.
Amantea, 13 feb. 2013

Commenti

Post popolari nell'ultima settimana

Madonna delle Grazie di Aiello Calabro 2026. Novena dal 23 giugno · Festa 1 e 2 luglio

Ci sono appuntamenti che non hanno bisogno di promemoria. Arrivano da soli, portati dall’aria di fine giugno, da quella vibrazione sottile che gli aiellesi nel sangue riconoscono prima ancora di nominarla. È la Madonna delle Grazie. E ogni anno, puntuale come il solstizio d’estate, riprende a battere il cuore antico di Aiello Calabro, il paese di collina che per due giorni diventa centro del mondo. Almeno per chi lo ama. Il 23 giugno: inizio della Novena Tutto comincia il 23 giugno, quando la novena di preparazione apre ufficialmente il tempo della festa. Nove giorni di preghiera, di raccoglimento, di attesa crescente. Per chi vive ad Aiello, o per chi vi torna apposta da lontano, la novena non è un semplice rito liturgico: è il conto alla rovescia dell’anima. Ogni mattina ed ogni sera la chiesa si riempie, le voci si uniscono. Gli emigrati lo sanno bene. Quelli che hanno lasciato il paese per le fabbriche del Nord o per i continenti lontani tengono d’occhio il calendario con una preci...

Convegno conclusivo all'Archivio di Stato di Cosenza: si chiude la sezione documentale su Pietro Barbalonga, ma la mostra fotografica nel chiostro prosegue sino alla prima decade di luglio

COSENZA – Venerdì 19 giugno 2026, alle ore 17:30, l'Archivio di Stato di Cosenza (Via Gian Vincenzo Gravina, 12) ospiterà il finissage della mostra documentaria e scientifica "Segni di pietra, memorie d’Archivio. Pietro Barbalonga grande maestro", dedicata alla figura dello scalpellino e architetto messinese, allestita in occasione del quarto centenario della morte dell’artista (1626–2026). L'incontro segnerà la conclusione del percorso espositivo dei preziosi documenti d'archivio originali, ma ci sarà ancora occasione, sino alla prima decade di luglio, per visitare la mostra fotografica allestita nel chiostro, intitolata "Bizzarre invenzioni tra architettura e scultura". I lavori si apriranno con i saluti istituzionali di Raffaele Traettino (Soprintendenza SAB Calabria), Maria Spadafora (Direttrice Archivio di Stato di Cosenza), Vincenzo Antonio Tucci (Direttore Archivio Diocesano) e del sindaco di Aiello Calabro, Luca Lepore. Il dibattito scientifico, ...

Estate Aiellese 2026