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“Una terra contesa da due mari. Testimonianze artistiche in Calabria dal Medioevo all’Età moderna”. Una conferenza in Svizzera con lo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino

 

Una terra contesa da due mari. Testimonianze artistiche in Calabria dal Medioevo all’Età moderna è il titolo della conferenza che si terrà in Svizzera, a Neuchatel, il prossimo 27 giugno, organizzata dalla Società Dante Alighieri del luogo, con Gianfrancesco Solferino, storico dell’arte, che parlerà, tra le altre bellezze calabresi, anche della Cappella Cybo di Aiello Calabro (Cs).

“Nel presentarvi la prossima conferenza sulla storia dell’arte di Calabria – scrive la Società Dante Alighieri svizzera -, il nostro intento è quello di focalizzare l’attenzione su un aspetto poco conosciuto dell’arte italiana, in particolare dal grande pubblico. A parte alcune realtà più vaste, come la città di Napoli, oppure alcuni complessi monumentali, come la Reggia di Caserta, l’arte del Meridione è poco discussa. È invece molto importante che venga non solo studiata, ma anche divulgata a una platea più ampia possibile. Siamo convinti che promuoverne la conoscenza e risvegliare l’interesse dei cittadini italiani per questa materia susciterà nuove occasioni di ricerca e di valorizzazione di questo patrimonio prezioso”.
“In un paese in cui molti rimettono ancora in discussione l’unità culturale dell’Italia, il caso dell’arte calabrese è emblematico della circolazione delle idee tra il nord e il sud della penisola. Gli scambi erano fittissimi e un territorio che poteva sembrare ai margini, come la Calabria, non era affatto all’oscuro delle innovazioni e dei nuovi stili che avevano corso nei grandi centri come Venezia, Firenze o Roma. Non solo, ma gli artisti e le maestranze locali non si limitavano a recepire e replicare le novità provenienti da questi centri, ma le rielaboravano con grande inventiva e originalità. Capitava che questa terra di provincia fosse essa stessa fucina di artisti che a loro volta andavano ad alimentare correnti artistiche prestigiose. È il caso, ad esempio, di Mattia Preti, nato a Taverna, che dopo i primi studi nella cittadina calabra, si sposta a Roma e finirà per essere uno dei maggiori rappresentanti della secolo d’oro della pittura napoletana”.

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