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#ProcessoValleOliva. In Corte d'Assise a Cosenza, la testimonianza del nucleo ambiente della Procura di Paola


COSENZA – È ripreso con l’esame diretto del teste Emilio Osso, agente del nucleo ambiente della procura di Paola, il processo per disastro ambientale nella vallata dell’Oliva che si sta svolgendo in Corte d’Assise a Cosenza. Il procedimento penale, secondo le indagini condotte dalla Procura di Paola guidata da Bruno Giordano, ha come imputati, a diverso titolo, l’imprenditore Cesare Coccimiglio e altre quattro persone.
L’udienza in Corte d’Assise presieduta dal giudice Garofalo - di martedì 18 marzo u.s. - è stata dedicata per intero alla testimonianza di Osso, iniziata già nell’udienza del 4 febbraio scorso. Per circa due ore e mezza, il teste ha risposto alle domande del pm Calamita della procura paolana, fornendo dati sulle indagini effettuate, supportati da documenti e fotografie acquisiti agli atti.

Per i 9 siti della vallata Oliva, attenzionati dalla magistratura, in virtù delle analisi effettuate nel tempo, e dalle risultanze dei carotaggi eseguiti da Ispra e Arpacal nella primavera 2010, sono stimati in circa 160 mila i metri cubi di fanghi industriali interrati a diversi metri di profondità. Un volume enorme di materiale inquinante, altamente nocivo e pericolosissimo per la salute pubblica, certamente altamente cancerogeno, che comprende tricloroetano, arsenico, vari metalli pesanti, inerti, rifiuti solidi urbani, idrocarburi, ecc. E che per essere trasportato, secondo una stima sommaria, saranno stati necessari almeno 10/15 mila viaggi di camion. In un lasso di tempo che potrebbe essere compreso tra il 1988 e fine anni ’90.
La descrizione fornita da Osso delle aree inquinate si è soffermata molto sui dettagli, in particolare, sul sito di “Foresta rilevato”, in agro del comune di Serra d’Aiello, dove oltre ai fanghi, fu ritrovato il cesio 137 ad alcuni metri di profondità, non certamente per effetto di fallout in seguito all’incidente di Chernobyl, poiché il radionuclide sarebbe stato presente solo in superficie. A seguire, il teste ha parlato dei siti di Carbonara di Aiello Calabro, dove nei primi anni ’80 era attiva una discarica ad uso del comune di Amantea e di altri comuni del circondario, in cui però furono reperiti anche metalli pesanti come il cancerogeno cromo esavalente e i sempre presenti fanghi industriali.
Insomma, da Foresta a Carbonara, da Giani a Romia e Massa Vetere, a Petrone Valle del Signore, il quadro della situazione ambientale che esce fuori dalle indagini è desolante. Luoghi che attendono da troppo tempo di essere bonificati. Un’operazione, quella della bonifica che secondo stime Ispra, necessiterebbe di ben 21 milioni di euro. Lo stesso Istituto del ministero dell’ambiente, nell’aprile 2013, aveva confermato in una relazione la grave situazione ambientale dell’Oliva e segnalato le elevate concentrazioni di sostanze velenose come l’arsenico e l’avvelenamento delle acque di falda inutilizzabile per uso umano, agricolo e zootecnico.
Tra le parti civili che si sono costituite in giudizio, ricordiamo, ci sono diversi familiari di persone decedute per patologie tumorali contratte, presuntivamente, a causa dell’inquinamento ambientale, i comuni di Serra D’Aiello, S. Pietro ed Amantea; il ministero dell’Ambiente, la regione Calabria, la Legambiente calabrese, il Wwf, altre associazioni ambientaliste (Anpana, Vas, e Forum Ambientalista), la Cgil di Cosenza ed il Comitato Civico “Natale De Grazia” di Amantea.
Il processo riprenderà il prossimo 7 aprile con il contro esame del teste da parte della difesa.

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