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Uno sguardo ai “Santuari” di Paola. La Cappella delle reliquie di San Francesco

 

Lunedì 11 maggio, a partire dalle 10, il Santuario di San Francesco di Paola ospiterà un importante momento di approfondimento storico-artistico. L’evento si configura come una tappa significativa delle celebrazioni in corso ad Aiello Calabro (Cs) per il quarto centenario della morte dell’artista Pietro Barbalonga.

La mattinata si aprirà con i saluti di un rappresentante dell’Ordine dei Minimi, del sindaco di Paola, Roberto Perrotta, e del primo cittadino di Aiello Calabro, Luca Lepore. La relazione scientifica sarà affidata alla prof.ssa Francesca Paolino, già docente presso l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, mentre i lavori saranno introdotti e moderati da Gianfrancesco Solferino, storico dell’arte e curatore della mostra inaugurata ad Aiello lo scorso 2 maggio.

Al centro del dibattito si pone la Cappella Spinelli, nota anche come Cappella delle Reliquie di San Francesco, un capolavoro realizzato nel 1595 con pregiati marmi locali: una ricca profusione di serpentino — dalle sfumature nero-verdi maculate — accostato al candore del marmo di Carrara. «Sebbene allo stato attuale non vi siano prove documentali definitive sulla paternità del disegno e dell’esecuzione del sacello marchesale», scrive Solferino in uno dei pannelli della mostra, «da tempo la critica ne attribuisce a Pietro Barbalonga e alla sua bottega l’ideazione del rivestimento decorativo e la sua esecuzione materiale».

Francesca Paolino, pur mantenendo una posizione più cauta su tale ipotesi attributiva, riconosce nella cappella un nodo cruciale della cultura figurativa del Seicento calabrese. L’elemento più alto dell’intera opera rimane la maestosa sepoltura: «Essa è stata certamente progettata da un architetto di grandi capacità», osserva la studiosa sul suo blog “Arte in Calabria”, sottolineando come la qualità esecutiva di questa sezione sia decisamente superiore rispetto ad altre parti del complesso.

Profilo sintetico dell’artista | Pietro Barbalonga fu uno scalpellino e scultore di origine messinese, attivo tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento. Giunto ad Aiello nel 1596 su invito di Alfonso Cybo, insieme ai soci Giovan Battista Cioli e Andrea Matini, realizzò la cappella nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Stabilitosi definitivamente nel feudo calabrese, dove nel 1609 sposò Isabella Giannuzzi, divenne una figura di primo piano nella vita artistica locale. Nel corso degli anni ricevette prestigiose commissioni per cappelle, monumenti funebri e opere architettoniche, tra cui i rilievi scultorei di Palazzo Cybo Malaspina e la progettazione del convento di Santa Chiara ad Aiello.

Barbalonga non si limitò all’attività manuale, ma assunse il ruolo di architetto, progettista e direttore di cantiere, fondando una propria bottega e formando numerosi apprendisti. Il suo stile segna la transizione tra Rinascimento e Barocco, fondendo influenze della scuola siciliana e romana. Morì ad Aiello il 23 aprile 1626 e fu tumulato nella Chiesa Matrice, segno del ragguardevole prestigio sociale conquistato nella sua comunità d’adozione.

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