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Cleto. Il circolo "Le Calabrie" di Gioiosa Jonica alla scoperta di Pietramala



CLETO (Cs) – Il paesino dell’entroterra costiero, che sorge alle pendici del Monte S. Angelo, è un vecchio borgo in cui abitano poche anime. Si direbbe abbandonato o quasi. Ma Cleto, così come si chiama da dopo l’Unità d’Italia, secondo le origini narrate da Barrio e Fiore perché fondata da Cleta, nutrice della regina delle Amazzoni, è di una attrattiva poco comune. Le case affastellate, le viuzze strette e ripide che salgono verso il vecchio maniero, da poco restaurato, ne fanno uno dei centri storici più singolari della Calabria.
Della antica Pietramala, con una attenta lettura del suo centro storico, ed in particolare della presenza di unità abitative rupestri, silos e cisterne, si è occupato di recente Francesco Cuteri, archeologo del Medioevo, e docente presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Lo studio, curato in collaborazione con Aiello, Iennaco, Marino, Pennisi e Salamida - “Il centro storico di Pietramala (Cleto, Cs) - Analisi del costrutto e delle evidenze rupestri” - è stato edito a dicembre 2010 da Corab di Gioiosa Jonica (Rc) per i “Taccuini di Studi Calabresi” del circolo “Le Calabrie”, e raccoglie alcuni brevi scritti che trattano della storia e della geomorfologia del territorio cletese, proponendo un’analisi del centro storico, delle architetture civili e religiose, di frantoi e mulini, del castello, dell’abitato rupestre.
La presentazione della pubblicazione, curata dall’associazione Cletarte, ha registrato la presenza di un parterre qualificato, e le relazioni – subito dopo l’introduzione di Gaetano Cuglietta, presidente di Cletarte - di Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, Vincenzo Cataldo, direttore responsabile di Studi Calabresi e membro della Deputazione di Storia Patria per la Calabria; nonché del curatore del taccuino.
Il rendez-vouz, svoltosi nel pomeriggio, ha avuto come prologo la visita guidata del paese, con cicerone d’eccezione lo stesso prof. Cuteri che ha anticipato ad una cinquantina di appassionati escursionisti di diverse località calabresi, i risultati degli studi effettuati su Pietramala. L’archeologo si è soffermato soprattutto sulle unità rupestri visibili. «Unità, sebbene frequentate in età medievale e moderna, analogamente a quanto si registra in molti altri insediamenti della Calabria, della Puglia, della Basilicata e della Sicilia» che, scrive Cuteri nell’introduzione, «presentano talvolta non poche similitudini con le grotticelle funerarie rinvenute a Cozzo Piano Grande di Serra d’Aiello, datate alla media Età del Bronzo …».
Durante l’escursione, Cuteri ha inoltre svelato particolari poco conosciuti, come il metodo di conservazione delle granaglie che venivano stipate nei silos, chiusi ermeticamente, in cui si sviluppava, con la fermentazione del cereale, anidride carbonica che non permetteva la vita di nessun parassita al suo interno.
L’interessante e dettagliato resoconto su tali contenitori ha pure preso in esame, nello specifico, quelli presenti alla base del castello, distrutti in età normanna, in cui sono stati trovati reperti del VI-VII sec. d. C.
Proprio in relazione a quest’ultima circostanza, e per la quantità enorme dei granai e dei contenitori per l'olio, insieme alle anfore vinarie trovati a Cleto, sono state lanciate ipotesi molto probabili, certamente da approfondire, sulla funzione di Pietramala nel periodo tardo-antico quando fiorisce la diocesi di Tempsa.
Leggi anche: 
http://aiellocalabro.blogspot.com/2010/07/cleto-riparte-dal-bel-castello-la.html

Commenti

  1. Cleto e un paese bellissimo, che meriterebbe d'esser vissuto, abitato, di vivere. Purtroppo non riesce a reggere il peso della suo storia, che ne soffoca il respiro. Eugenio Longo

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