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La Sinistra necessaria, la Sinistra che vogliamo

A breve si terrà a Cosenza il congresso cittadino e provinciale di Sinistra Democratica. Qui di seguito, vi proponiamo una riflessione inviataci da Tonino Simone sui risultati delle Politiche del 13 e 14 aprile.

La Sinistra necessaria, la Sinistra che vogliamo.

di Tonino Simone
Coordinamento provinciale
Sinistra Democratica

NON è affatto inutile ripetere che il 13 e 14 Aprile ultimo scorso rappresentano, per la sinistra tradizionale e radicale, delle date che rimarranno per sempre scolpite nella mente e nel cuore di tanta gente elettori e cittadini. Infatti, queste date, verosimilmente, segnano la fine di una storia politica e di un percorso ideologico esaltante ed equivoco al tempo stesso. Storia politica fatta di valori e di idee, ma anche di ideologismo fine a se stesso e di scarso pragmatismo e realismo. Per anni la sinistra, spesso erroneamente, ha perseverato nel suo vezzo culturale di "ideologizzare" eccessivamente i problemi sociali e le emergenze collettive, perdendo di vista la necessità e la opportunità di "praticizzare" e rendere concrete le sue azioni. Specie in questo ultimo decennio alla sinistra radicale sono stati fatali: il non saper cogliere ed interpretare fino in fondo e correttamente i cambiamenti sociali; di non percepire e registrare il senso comune della gente ed i suoi bisogni; di soffrire vanitosamente ed eccessivamente di una sorta di "presunzione di verità". Presunzione tutta tesa a difendere troppe volte e solo a parole: interessi di parte non generali e collettivi. Gli slogans elettorali e le parole d'ordine dei partiti e movimenti rappresentati dal cartello Sinistra Arcobaleno, gridati in occasione delle elezioni politiche ultime scorse, hanno marcato molto significativamente, il fatto: di voler essere di parte; di radicalizzare eccessivamente i problemi; di assolvere spesso (e poco opportunamente), al solo ruolo politico di denuncia e testimonianza dei problemi pur essendo parte integrante di una maggioranza di governo. Una doppiezza, questa, che giustamente è stata deleteria e dannosa e che ha influito in modo determinante alla drammatica sconfitta elettorale. Come in ogni democrazia che si rispetti, la mancata rappresentanza della sinistra tradizionale nel parlamento italiano è il risultato di una inequivocabile volontà popolare. Piaccia o non piaccia tale esito bisogna accettarlo per come è e per come si è manifestato. Tutto ciò, indipendentemente da valutazioni di opportunità e di circostanze che portano a stigmatizzare il fatto che comunque una sinistra democratica, solidale e riformista è necessaria in un paese come l'Italia. Paese oggi segnato da profonde contraddizioni ed emergenze. Ma di quale sinistra abbiamo bisogno, oggi. E, perché abbiamo, comunque, bisogno di una forza che si richiami alla tradizione di sinistra. La domanda non è né antistorica, né inattuale, come può apparire di primo acchito. Essa, invece è di struggente attualità specialmente se si pensa all'esplodere dei problemi legati all'economia globalizzata, alle emergenze ambientali pur esse ormai globalizzate, all'affermazione sempre più preoccupante di una società senza valori, senza principi e senza idealità. La Destra che ha vinto le elezioni, per sua natura, non ha la cultura
politica ad essere l'icona di tali valori, ciò in virtù dei dogmi liberisti, corporativi ed individualisti di cui è portatrice. Allora di quale nuova sinistra, l'Italia ha bisogno? Di una sinistra riformatrice, pluralista e socialista che guarda ai problemi non in virtù di un campo e di uno spazio da occupare ad ogni costo. Di una sinistra che pur non abiurando il passato, taglia in modo netto il legame con il suo passato. Di una sinistra che sappia essere contestualmente strumento di democrazia e partecipazione. Di una sinistra concreta sul piano delle analisi e delle soluzioni. Di un sinistra che faccia delle difesa dei diritti, della pace, della solidarietà e delle pari opportunità : la ragione di essere essa stessa. Insomma: una sinistra nuova e profondamente rigenerata nella cultura e nel pragmatismo che, all'analisi dei problemi sappia rispondere con immediatezza ed efficacia quasi in "tempo reale", con soluzioni condivise ed in linea con il senso comune e non avulse dalla realtà, come in passato è accaduto. Insomma una sinistra che sappia adeguarsi meglio alle pieghe della società risolvendone i problemi e non essendone, invece, da intralcio in virtù di una ormai superata cultura radicalista e di principio fine a se stessa. Lo spirito con cui Sinistra Democratica si avvia a celebrare il suo primo congresso provinciale e cittadino deve e sarà questo. Ciò lo impone tante circostanze. Lo impone il fatto di creare una prospettiva seria di unità a sinistra; di rendere agevole la costruzione di un nuovo centro-sinistra più articolato, plurale e riformatore rispetto a quello che è stato in passato. Lo impone la inopportuna circostanza circa la possibile costruzione, in Italia, di un bipolarismo coatto senza differenze e valori. Bipolarismo figlio della fusione a freddo della cultura qualunquista e liberista berlusconiana e di quella pseudoriformista veltroniana. In questi ultimi giorni Veltroni sembra aver capito che correre da solo nelle elezioni ultime scorse è stato forse un errore imperdonabile e l'apertura di credito verso le forze che si richiamano ad un socialismo riformista ed europeo, come Sinistra Democratica, ne è la testimonianza. Perché ha capito che sarebbe una iattura immane, sotto il profilo politico e sociale, ritardare il ritorno al governo del paese delle forze più sane, delle forze che si distinguono nella società per quello che fanno e propongono a difesa della libertà e giustizia. Sinistra Democratica non si sottrae a questo compito perché nasce per unire e governare i processi; per far crescere un paese migliore e più giusto. Il congresso che si svolgerà, prevedibilmente nella seconda decade di giugno, dovrà segnare e segnerà in modo categorico questa discriminante, altrimenti: non ha senso l'esistenza stessa di Sinistra Democratica, come partito.

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