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In morte del professor Francesco Volpe. Il ricordo in versi di Franco Pedatella


In morte del professor Francesco Volpe.


Cleto ha perduto illustre letterato,
storico esperto, uomo di cultura,
che di Calabria, Meridione e d’altro
aspetti interessanti ha colto a fondo.

Voce tonante, musicale accento,
abile parlatore, suonatore
al pianoforte, melodico usignolo:
tal fu Francesco Volpe tra gli amici.

Che dirà mai il professore Masi,
che teco condivise gli anni belli
di studi ed esperienze solidali
per cui vi si vedeva sempre insieme?

E quei, che tra i Latini Padri e Greci
te declamare udìano i versi propri
con metrica cadenza e competenza
di lessico e d’accento, che diranno?

Lassù t’aspetta, o Cicco, il tuo Luigi,
la cara Lina tua, fedele sposa,
e il fido tuo Luigi Pellegrini,
che a te compagno fu in terrena pugna

per attuar la fede socialista.
Ti precedette un poco nel tuo viaggio
Geniale Longo, che ti fu compagno,
al fianco l’un dell’altro qual fratelli,

in coraggiose lotte socialiste.
Avrebbe ei volentieri per più tempo
atteso il viaggio tuo, ma braccia aperte
or tiene pe ‘l compagno ed il parente.

Con il candore suo di cuore e mente
ti aspetta il caro Nando Aloisio,
cui eri a Cleto approdo nei suoi viaggi
per predicare al mondo l’uguaglianza

tra operai e padroni tracotanti.
Augusto tuo Placanica storiografo,
che tu maestro, guida e onór stimasti,
t’aspetta e porta tanti sotto il braccio

libri che sa alla mente tua graditi.
Angelo Caicco, a te compagno
di giochi infanti pria, poi stimatore
di fama tua di storico e scrittore,

l’occhio a te volge in amichevol guardo.
Quivi ti son vicini in questo viaggio
del Rotary gli amici, di Cleto i figli,
gli amici d’Accademia Cosentina

e gli studiosi, giudici imparziali,
che al merito tuo chiaro decretâro
il Premio Sila e in pubblico consesso
ti consegnâr di cuor l’ambito alloro.

Novèl t’accolse figlio Amantea
e ti cerchiò dei viri suoi migliori,
mentr’ echeggiava di tua voce colta
Piazza Vittorio Emanuele a Cleto.

Or ti si stringe intorno solidale
e tua famiglia in sentir comune
abbraccia e ti iscrive tra i suoi figli
prescelti a darle vita e a far sua storia.

E tanti altri ancor, con cui tu in vita
sincera hai condiviso l’amicizia,
or piangono la triste tua scomparsa,
certi di avere il tuo gran cuor perduto.

T’ebbe la scuola esimio professore,
paterna guida per volenterosi
studenti, quindi preside paziente
e illuminata mente pei colleghi.

Aspettano a braccia aperte il figlio
mamma Marianna e il padre tuo Luigi
che in terra estranea t’ebbe nel ricordo
fin nel momento in cui morte lo colse.

Ed Angelo, fratello a te vicino
in ogni circostanza della vita,
in pianto segue il dì del tuo trapasso
ad alto luogo ov’ egli è già albergato.

Il braccio t’offrirà per pôrti in pace
l’amato zio tuo, Ninno Milito,
che a te fe’ il padre, zio, fratèl maggiore
quando a te guerra atroce tolse il padre;

e gli altri zii, Peppino e Gualtiero,
cui in vita fosti onór, d’affetto il segno,
cessano ormai paterna protezione
per abbracciarti caro lor nipote.

Retro nel mondo lasci due figliole,
cui il duolo per la triste tua partenza
sconforto dona in cuore, il vuoto in mente:
perenne tua paterna protezione

nelle giornate loro tristi e vuote
invocheràn nelle ore in cui solevi
per un momento i libri abbandonare
e a lor paterno riso regalare.

La Musa mia, commossa, alla memoria
scioglie quest’umil canto triste e pio,
che forse ai familiari e conoscenti
il cuor consola e agli occhi ferma il pianto.


Franco Pedatella, Amantea, 15 maggio 2020

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