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"Lo sguardo di Clio. Luci e ombre nella Storia" di Armando Orlando. Una recensione di Giuliano Guido


Nel libro si parla anche dell'Aiellese #AngeloManetti compagno di #CristoforoColombo nei viaggi successivi verso le Indie Occidentali e membro della spedizione guidata da #VascoDaGama alla scoperta delle Indie Orientali...
Recensione di Giuliano Guido
Armando Orlando, nel suo libro “Lo sguardo di Clio”, analizza le migrazioni dei popoli attraverso i dati storici che hanno inizio con l’origine della specie umana che partiva dall’Africa, con gli uomini della protostoria, con gli Italici, con la scoperta dell’America, con la migrazione/deportazione schiavista, o per la migrazione alla ricerca di un lavoro, fino ad arrivare ai giorni nostri, e in queste considerazioni, in queste analisi, si intrecciano e si allacciano le analisi e le idee di scrittori come Braudel, Galasso, Croce, Villari, Galanti, Caldora, Woolf, Lepre ed altri ancora.
Orlando, nel suo libro, pone una particolare attenzione alla terra di Calabria, da cui emerge l’analisi di un popolo che ha dovuto sottostare per più di un millennio alle imposizioni dei dominatori, delle monarchie, del clero, in un sistema il cui obiettivo era quello di recuperare gabelle per sostenere le guerre o per i propri lussi, in un sistema feudale applicato dai baroni e feudatari che hanno preferito il vasto latifondo come unica e sola fonte di sfruttamento, senza pensare ad alcun progresso dei mezzi di produzione e di conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita dei contadini, e senza nemmeno applicare la formula del Gattopardo “tutto cambia perché nulla cambi”.
I contadini, un popolo privo di coesione e senza una idea unitaria, inconsapevoli della loro forza, con i propri leader o paladini che non hanno saputo creare un dialogo, un punto d’incontro tra le idee rivoluzionarie e i bisogni del popolo, venendo così meno alle occasioni che si sono presentate per potersi riscattare o almeno migliorare le condizioni di vita.
Una comunità disgregata, forse a causa di un isolamento che ha avuto origine dall’abbandono delle coste, per arroccarsi su costoni rocciosi e lontani dal mare, un mare da cui avere paura, un mare che doveva unire anziché essere visto come un confine.
Ho finito di leggere il libro ed una profonda amarezza mi è rimasta nell’animo, nel vedere ancora oggi l’uso strumentale che viene fatto dell’emigrazione, ma ancor di più nell’avvertire che, se non si conosce la propria storia, non nasce il senso di appartenenza al territorio, con la conseguenza che lo stesso territorio non è rispettato. Appartenenza che dovrebbe generare identità, ma non quella campanilistica o di orgoglio personale o di pochi, ma identità che guarda con lo sguardo ampio del tempo abbracciando con “Lo sguardo di Clio” il passato, il presente e l’eredità di un futuro.

L’autore
Armando Orlando (1948) . È autore di numerosi studi sul Mezzogiorno.
Ha aperto due Collane della Rubbettino: “Terre-Uomini” (con la monografia San Mango d’Aquino. Storia folklore tradizioni poesia, 1977) e “Immagini della Memoria” (con il volume fotografico Storia di una terra del Sud, prefazione di Nuccio Fava, 1984).
Per la Collana I Libri del Mediterraneo dell’associazione “Valle del Savuto” ha pubblicato – fra l’altro – La Calabria intorno al Mille. Storia di una diversità (1995), finalista al Premio Letterario Feudo di Maida. Con Armido Cario ha scritto La Calabria del Settecento (2007).
È socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e membro del Centro di Ricerca sulle Migrazioni, costituito dall’ICSAIC presso la Biblioteca “E. Tarantelli” dell’Università della Calabria.

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