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Politiche del lavoro vero non privilegi ai garantiti o, peggio, ai pensionati!

Da Francesco Saccomanno, segretario Provinciale di Rifondazione Comunista di Cosenza, riceviamo e postiamo.

Negli ultimi anni diversi, articolati e mirati interventi politici e legislativi, favoriti e alimentati da una diffusa quanto indimostrata ed indimostrabile convinzione circa gli sprechi del “pubblico” (che pure c’erano e ci sono e si possono ben affrontare con la trasparenza e la partecipazione!), hanno prodotto un devastante assalto destrutturante della cosa pubblica i cui risultati sono chiari ed incontestabili.
Dai processi di privatizzazione delle aziende partecipate e dei servizi pubblici locali a quelli di eliminazione dei servizi fondamentali garantiti da diversi Enti - le Comunità Montane e, addirittura, le Province previste nella Costituzione - dal blocco delle assunzioni in tutti i settori pubblici al taglio dei fondi alla scuola pubblica, alle Università, ai fondi per il sociale, al sistema degli Enti locali e delle sanità regionali e, per finire, al tentativo di deformazione della Costituzione, per fortuna sonoramente bocciato dal popolo italiano. 
Abbiamo assistito, di fatto, ad una progressiva trasformazione dei servizi pubblici attraverso esternalizzazioni, finanziarizzazioni ed appalti che hanno prodotto una decadenza della loro qualità e delle condizioni di vita dei lavoratori addetti alla loro erogazione insieme a sacche di malaffare e di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e fra gli stessi amministratori. 
Il fenomeno che ci preoccupa e che vogliamo oggi denunciare con forza è l’utilizzo nelle amministrazioni pubbliche e negli enti locali, solo per favorire amici degli amici e stabilizzare clientele, della contrattualizzazione di figure professionali a scavalco e persino, in spregio a diverse normative vigenti chiarite anche da un apposita Circolare ministeriale del 2015, di pensionati della stessa pubblica amministrazione. 
Oltre all’utilizzo dei segretari comunali, dei tecnici e dei ragionieri-contabili con assunzioni a scavalco in diversi e più comuni ed enti, i casi emblematici recenti di un dipendente di un comune della Presila andato in pensione e subito assunto in un ente limitrofo, quello di un professionista di una Azienda sanitaria di 72 anni di cui si sono occupate le cronache e quello di un comune del Savuto che utilizza contabili esterni pur avendo professionalità tra il personale lsu/lpu dipendente, più che per le vicende personali ci parlano di una degenerazione che va fermata con la forza e la determinazione del controllo popolare, della partecipazione democratica e della necessaria ed inderogabile rivendicazione del lavoro per i giovani disoccupati e/o precari.
Difatti, tali azioni finiscono per alimentare incrostazioni e per mortificare i lavoratori precari della pubblica amministrazione e quanti potenzialmente potrebbero essere stabilizzati e/o assunti per far funzionare, nell’esclusivo interesse collettivo, la res pubblica. Rispetto a queste pratiche che favoriscono solo privilegi per pochi, sarebbe quanto mai necessario varare un vero e proprio piano straordinario di assunzioni, al fine di favorire un ricambio generazionale in quella che è considerata da tanti una delle pubbliche amministrazioni più vecchie d’Europa. Stiamo organizzando dei centri di ascolto sul territorio regionale: ai giovani, ai precari, ai disoccupati garantiamo il nostro impegno per lottare con forza contro i “ladri di lavoro”.
“L’Italia è – per fortuna ed ancora - una repubblica democratica fondata sul Lavoro”: dopo aver difeso con il popolo la Costituzione, ora ne chiediamo una puntuale applicazione.

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