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#SanGeniale #exvoto 2016 inizia il Novenario

Il 27 gennaio inizia il novenario della festa di San Geniale e vutu che si svolge il prossimo 5 febbraio, come segno di ringraziamento, di penitenza e di devozione per lo scampato pericolo, in occasione del terremoto del 1783.
Qui qualche link sulla storia del culto:

Di seguito, un brano tratto dal volumetto “San Geniale Martire” di Scipione Solimena in cui si riporta ampiamente il manoscritto del sig. Gaetano, nipote di Monsignor Giuseppe Maruca nostro concittadino e Vescovo di Viesti.

“Il Principe della famiglia Pinelli, (che, dopo i Ravaschieri, ebbe la signoria di Belmonte Calabro), la cui religione doveva certamente esser grande e sincera, ebbe conoscenza dei portenti del nostro Protettore. Si rivolse allora al Guardiano del Convento, col vivo desiderio di possedere un pezzetto delle ossa del Martire Santo.
Il frate bramando di cattivare per sé e pel suo Convento l'animo di quel Signore «profittando – dice il Cronista – dell'apertura della cassa per la festa, nel sabato vigilia della solennità, ne perse un osso interno, e tutto giulivo lo portò al Principe, che molto lo gradì. Intanto venuta la vigilia delle festa dell'anno seguente, giorno che al solito doveva aprirsi la cassa, per esporsi l'urna alla venerazione dei fedeli, il Padre Guardiano fu colto da grave dolore e da contorcimenti in tutta la persona senza sapere indagare la causa di tanto repentino malore, sicché dovette dare ad altri la sua chiave, e la commissione di eseguire la funzione. Lo stesso malore lo colse l'altro anno appresso e nello stesso giorno; sicché entrato in sé stesso, conobbe che la rinnovazione del suo male, in tal giorno e nell'ora stessa, era causato non da umana causa, ma da permissione divina pel furto sacrilego commesso smembrando un Corpo intero. Risolve portarsi dal suo Principe, e lo fa nel seguente giorno. Lo trova colpito del suo male medesimo e con gli stessi caratteri del suo sofferto del pari nell'anno precedente. Il Guardiano da ciò prende occasione parlargli del sacrilego furto commesso, e lo prega restituirgli la suddetta Reliquia. Volentieri la ritornò nelle mani del Padre, e questi la restituì al primitivo luogo.»
Nell'urna delle S. Reliquie è contenuta anche una borsa di antico damasco finissimo, che pare contener monete.
La tradizione costante e viva nell'animo dei cittadini di Aiello assicura, che quella borsa piena di antichissime monete d'oro fu data dalla Moglie del Principe suddetto al Guardiano in riparazione del sacrilego possesso della S. Reliquia. Il Guardiano, rimettendo nell'urna l'osso, restituitogli dal Principe, vi depositò anche la borsa, che vi è rimasta senza che altri osasse di aprirla.
Avuta notizia del sacrilego furto e della restituzione della Reliquia, il popolo di Aiello, in segno di protesta e per evitare nuove indebite appropriazioni, pensò di porre in salvo per l'avvenire il prezioso tesoro.

Mediante sottoscrizione volontaria, fu raccolta considerevole somma, e decretata la statua del S. Martire con la corona e la palma di argento”.

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