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Per la Festa della Donna 2014

di Franco Pedatella
La situazione odierna, nonostante le tante parole che si fanno sulla libertà e l’emancipazione della donna e la parità dei diritti con l’uomo, stando alle cronache, è davvero disperata e deve preoccupare a causa dei continui atti di violenza di cui il sesso femminile è fatto oggetto, violenza che arriva all’uccisione, il cosiddetto femminicidio. Allora accanto alla repressione del delitto bisogna adottare la prevenzione, soprattutto una particolare forma di prevenzione che si chiama educazione, cioè quel complesso di conoscenze e di comportamenti che formano l’uomo e lo rendono civile. Per questo ho pensato, per questa ricorrenza, di scrivere un testo che esalti le buone maniere che ogni uomo deve usare nei confronti della donna, a cominciare dalla propria donna, che può essere la moglie, la compagna, la fidanzata, l’innamorata, la madre, la sorella, per non dire la donna che gli è vicina. L’uomo deve rivolgerle pensieri di cortesia, farla destinataria di parole gentili, farla oggetto, sì, proprio oggetto di lodi che non abbiano niente di materiale, ma la collochino in un’atmosfera in cui il rispetto, addirittura l’adorazione, sia il motivo dominante di un rapporto nel quale la parità si realizza anche attraverso la cortesia e la raffinatezza dell’habitus su  un piano spirituale. In un uomo educato in questo modo non vi può essere posto per intenzioni malvagie o brutali. Avremo così aiutato la prevenzione, quella che generalmente s’intende come intervento di tutela prima che si verifichi il fattaccio, ed evitato, in molti casi, la repressione. Le obiezioni a questo testo saranno tante, ma ritengo che lo si possa considerare un elemento capace di suggerire strade alternative alle tante ovvietà che si sentono in giro e far partire un processo di maturazione, all’interno della coscienza di ogni uomo degno di tal nome, di un comportamento onorevole. Sogni? Non so. Intanto non è qualcosa di sostitutivo, è solo un elemento aggiuntivo che mette al centro l’educazione e può parlare a molte coscienze, non a tutte. Poi, si sa, non tutti i chicchi di grano seminati nel campo daranno frutti, ma nel campo degli uomini i frutti buoni possono anche contagiare, forse costituire un’epidemia benefica. E sia!

Inghirlandar vorrei le belle chiome
del fulvido color della mimosa,
ma di bel fior non son raccoglitore,
di voci fabbro sono risonanti.

Per questo t’inghirlando di parole
e laudi tesso alle dolci chiome,
degli occhi canto eterno lo splendore,
dell’animo il calor, del cuor l’amore.

Se il fior s’affloscia e perde il suo vigore,
quando alla sera il sol s’asconde e tace
e nega alla campagna il suo calore,

il verso mio la luce tua riporta
tra innumeri anni ai secoli futuri,
sicché qual dea vivrai tra gente nova.

Auguri!     

Cleto, 8 marzo 2014

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