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Per l’inaugurazione della Fiera di Amantea 2013

di Franco Pedatella

Parte dal Municipio la sfilata
tra gonfaloni e fasce tricolori
delle comunità del circondario,
che in festa son presenti ad Amantea

a tributar l’onore a questo evento,
cui diè l’Imperator di Spagna inizio
cinquecent’anni or sono con decreto
istitutivo di regal volere.

A tutte viene dietro Amantea
col gonfalone suo e con le guardie,
che seguon quelle di altri Centri urbani
così come convien per cortesia.

Di festa è l’aria, i bar di gente pieni
paiono con gli odori giorni belli
aprire pria che il sol coi raggi suoi
illumini le prime bancarelle.

Mentre il corteo traversa strade e piazze,
empie le vie il rullo dei tamburi
e la città s’affaccia alle finestre
o sopra  i marciapiedi sosta e guarda

i figuranti involti nelle vesti
tradizionali, ricche di colori,
che in casse conservate avean bramato
esporsi al sol che col suo raggio esalta

le tinte e ne ravviva gli orli e i punti.
Tra gli altri, quelli spiccano di Cleto,
che a tre fanciulle di Amantea uniti,
coi bei colori delle popolane,

rubano un raggio al sol e di riverbero
lo spargono di ardor moltiplicato.
È accanto a lor lo sposo tillesiano
che al passo del leon rampante avanza:

cilindro in testa, frac, bastone in mano,
il papillon, solenne portamento
ne fan l’esempio di eleganza in moto
che soddisfatta incede  in sé raccolta. 


Di Guardia Piemontese brillan gli ori
in mezzo ai costumi dei paesi
che guardan da millenni questo mare,
mentre dal centro avanza il gonfalone

della città natale di Telesio:
Cosenza, di provincia capoluogo,
che vuol con questo gesto dimostrare
la grande rilevanza dell’evento.

La cerimonia a Piazza del Commercio
l’apice tocca dello svolgimento:
è l’atto del passaggio dei poteri
sopra la fiera al Mastrogiurato,

con un cerimoniale che ripete
gesti, costumi e riti  di una volta.
I visi in alto volti verso il palco
ascoltan le parole rituali,

ma in tutti leggo che segreto vola
al sindaco il pensier, che più non è.
A Piazza Cappuccini sono al centro
dell’attenzione gli sbandieratori.

Squilli di trombe e rullo di tamburi
danno il segnal di moto alle bandiere.
S’intreccian queste, volan, fan tutt’uno
con braccia e gambe. Una  il cielo sfiora

e s’accavallan  tutte e fan castello
coi corpi snelli e i guizzi ratti in alto
di Bisignano gli sbandieratori.
In fine poi tra scoppi e scie di luci

muraglia fanno ai fuochi d’artificio
tra sguardi aneli e applausi scroscianti
del numeroso pubblico presente,
cui in petto il cuore esulta per la gioia.

Come ogni salmo poi finisce in gloria,
cosí la festa a Piazza Calavecchia
si chiude con un piatto di spaghetti
con la mollica, sí vuol tradizione,

e un buon bicchier di vino paesano,
che dal barile mani generose
agli ospiti lïetamente versano
e la serata aspergono di gioia.

Domani il cioccolato, caramelle,
dolci, sapori, odori fian padroni
a gole, nasi, orecchi, mani ed occhi
in brulichío di gente nelle strade.

Che dir se il bimbo al padre tira il braccio
o della mamma cerca l’attenzione
per indicar la palla o il “buccunottu”
che soddisfare può la sua giornata?

L’adulto non sarà da tanti gusti
esente, ché anche a lui la merce piace,
sia che alla gola è grata o agli occhi o al tatto.
Cosí fa festa tutta la famiglia.

A organizzare tutta la vicenda
eletto figlio hai, Amantea:
con “Il Coviello” il professore Sciandra
di tutto cura la scenografia.


Amantea, 27 ottobre 2013

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