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La storia di Natale De Grazia in un fumetto

 titolo: Natale De Grazia (Le navi dei veleni)
 autore: E. Mangini A. Ciammitti P. Sirianni
 collana: Libeccio
 pagine: 120
 isbn: 9788895731223
 prezzo: € 15


La vicenda della misteriosa morte di Natale De Grazia diventa un fumetto, in uscita per la Round Robin Editrice il prossimo 27 maggio e presentato al pubblico lo scorso 20 maggio a Roma. La graphic novel “Natale De Grazia, le navi dei veleni” (collana Libeccio, in collaborazione con l’Associazione daSud onlus) – che vanta la collaborazione anche del Comitato civico De Grazia di Amantea (Cs) - racconta la storia del Comandante di fregata, morto ufficialmente per un attacco cardiaco durante la notte del 12 e il 13 dicembre del 1995. Faceva parte del pool che indagava sulle navi a perdere, le carrette del mare affondate dalla ‘ndrangheta con i loro carichi di scorie. De Grazia seguiva una pista, che l’aveva portato a sfiorare anche la vicenda tragica della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Gli autori, Enzo Mangini (giornalista), Pierdomenico Sirianni e Anna Ciammitti (disegnatori), hanno presentato il volume in anteprima, venerdì 20 maggio presso la “Biblioteca Europea Salario” (via Savoia 13) a Roma. Sono intervenuti con loro, Riccardo Bocca (giornalista), Enrico Fontana (giornalista), Vito Foderà (Ass. daSud), Luigi Politano (giornalista e autore di “Pippo Fava, lo spirito di un giornale”).

Non c'è un colpevole. Non ancora. Non c'è una sentenza. C'è un intrigo. Anzi, più di uno. E c'è una vittima: Natale De Grazia. Ufficiale della Capitaneria di porto di Reggio Calabria. De Grazia è morto nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995. Ufficialmente, per un attacco cardiaco. Aveva 38 anni ed era in ottima salute. Faceva parte del pool che indagava sulle navi a perdere, le carrette del mare che la 'ndrangheta ha affondato con i loro carichi di veleni fatti di scorie, rifiuti tossici e materiale nucleare. Dal sud al nord Italia, fino ai porti più bui e lontani del Mediterraneo, il maestrale che imperversa porta storie fatte di mafia, faccendieri senza scrupoli e politici corrotti, in una strana battaglia navale dove ad affondare realmente sono i carichi, non i natanti. Una guerra strana, dove non ci sono nemici da combattere. La nave che vince è quella che "si suicida" scomparendo nel blu profondo. Per sempre e senza lasciare traccia... almeno nelle intenzioni. De Grazia seguiva una pista. Lo aveva portato a sfiorare altri intrighi, come la morte in Somalia della giornalista Rai Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin, e il ruolo di un faccendiere, in odore di P2, capace di muoversi tra governi e armatori internazionali. A quindici anni di distanza da quella notte, questa è ancora l'unica pista. Purtroppo sempre meno battuta.

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