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Valorizziamo meglio la Cappella Cybo. Segnalata al Censimento del FAI la brutta cabina elettrica




AIELLO CALABRO – Per qualche appassionato d’arte e di storia, quella cabina elettrica - proprio davanti all’Ex Convento degli Osservanti, nel quale è ospitata la Cappella Cybo-Malaspina, autentico gioiello e testimonianza del Rinascimento calabrese – andrebbe tolta, assieme al groviglio di cavi che imbruttiscono il prospetto del monumento risalente al 1597.
La segnalazione della bruttura è giunta al FAI che, com’è noto, ogni anno censisce il patrimonio artistico italiano (I Luoghi del Cuore) con l’intento di pungolare le amministrazioni pubbliche a meglio rispettarlo e tutelarlo.
Il Monumento aiellese, che rappresenta la più importante emergenza architettonica, artistica e storica del paesino, andrebbe certamente valorizzato meglio. E quale migliore occasione per farlo, posto che la Provincia in collaborazione con il Comune sta “collegando” con la realizzazione di una “passeggiata” l’Ex Convento con il Centro storico? Una volta terminata l’opera, bisognerà sistemare anche l’area antistante l’Ex Convento, adibendo a giardinetto quella parte di terreno recintato e adoperarsi per far spostare, anche se non sarà cosa facile, quella brutta cabina elettrica senza dimenticare di eliminare i cavi (interrandoli) che avvolgono tutta l’area circostante. Crediamo che tutto questo “si può fare”. Discorso a parte, che rinviamo ad altre occasioni, quello per la manutenzione, pulizia, fruizione, ecc. ecc. del Monumento e di ciò che c’è al suo interno.

Per partecipare al Censimento del Fai c'è ancora tempo sino alla fine del mese. Segnalate altre brutture... con la speranza di vederle scomparire!



Cappella Cybo – La Scheda
Posta all’interno dell’ex complesso monastico dei Frati Minori Osservanti di San Francesco d’Assisi, la Cappella Cybo è stata realizzata nel 1597 da scultori come Pietro Barbalonga di Aiello, trapiantatosi nella cittadina ma di origini messinesi, Andrea Matini e Battista Cioli.
La cappella, che in origine era allocata nel convento “vecchio”, a poca distanza da quello attuale, venne smontata e rimontata nel 1735 nella struttura attuale dopo che nel 1622 la vecchia struttura conventuale ebbe i primi cedimenti strutturali, aggravati poi dal terremoto del 1638.
Oggi la struttura conventuale che la ospita è caratterizzata dalle alte finestre ad ampolla, con all’esterno, nello spigolo sud-est, una colonna con capitello ionico e un tratto di trabeazione, alla cui sommità è collocato lo stemma in marmo di casa Cybo. Il portale d’ingresso è in pietra tufacea scolpita con maschera al centro dell’arcata, con festoni di fiori e frutta. Entrando nell’atrio, si ha di fronte la Chiesa delle Grazie, a navata unica e con decorazioni in stucco; mentre nella parete di fondo (coro), si conservano due brani marmorei (arte napoletana del 1500) in bassorilievo: “Annunciazione” e “Dio Padre”, appartenenti al monumento sepolcrale di F. Siscar (feudatario dello Stato di Aiello e viceré di Calabria), e provenienti anch’essi dal vecchio convento. 
La Cappella Cybo, invece, il cui prospetto è alla sinistra dell’atrio, è una melodia di erme, timpani rettilinei spezzati, volti satireschi, conchiglie rovesciate. All’interno è custodito una splendido altare a fastigio in marmi verdi, bianchi e neri di Calabria, al cui centro, ormai irrimediabilmente perduto era un affresco del ‘500 di scuola napoletana che raffigurava la Madonna delle Grazie. La porzione di muro su cui era l’affresco, si racconta, venne staccata e trasportata su un carro di buoi miracolosamente integra.

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