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TURISMO. L’orgoglio dell’appartenenza poco sentito in questi luoghi splendidi

Fonte: Il Quotidiano della Calabria 9 luglio '08 (di Sergio Zanardi, giornalista della Rivista Mythos)

TIRRENO - Per le opere strutturali vengono spesi centinaia di migliaia di euro, ma quando si tratta di porre in essere delle opere immateriali come la programmazione turistica del territorio, organizzare e diffondere la cultura “dell'accogliere bene”, chissà perché, scatta una sorta d'indifferenza, forse di panico. Erroneamente si crede che queste opere “immateriali”, non hanno valore sociale.
E' uno dei tanti problemi di questa terra: si costruiscono le case, poi non si pensa ad arredarle. Morale, il risultato è quello visto in una mattina d'inizio estate. Nel borgo antico di Fiumefreddo, in quella piazzetta che a suo tempo stregò Salvatore Fiume e che strega chiunque vi approdi, c'erano cinque persone. Non molte, se si considera il periodo stagionale. E qui si entra in ciò che significa l'importanza di unificare e legare insieme, tutte le risorse del Sud Tirreno cosentino, avviato ad essere definito in un unico logo d'area, “La Riviera dei Borghi Antichi”, ovvero un concetto più concreto di sistema turistico. Una nicchia che poi, però, bisogna fare conoscere al mondo. Ora, per gioco, immaginiamo che La Riviera delBorghi Antichi, cominci a prendere corpo, magari a partire dai residenti, perché a Campora San Giovanni e a Torremezzo, i punti che per ora delimitano quella parte di territorio indicato con questo nome, vengono collocati due mega cartelli, che indicano a chi transita sulla Ss 18, dove si è in quel momento; immaginiamo che tutti i borghi, a partire da quello di Amantea vecchia, per finire a quelli di Aiello e Cleto, facciano domanda collettiva d'iscrizione al club “I Borghi più Belli d'Italia”, immaginiamo che tutte le risorse territoriali siano legate da un unico filo, in un'unica rete e proposta collettiva di fruizione turistica, da Fiumefreddo a Belmonte Calabro , magari diventato “museo vivente della Storia e delle tradizioni calabresi”. Cosa succederebbe se avvenisse tutto questo? Intanto si diffonderebbe una cultura e un orgoglio d'appartenenza al luogo, si determinerebbe sicuramente un concetto diverso di turismo di qualità; resterebbero vive molte tradizioni, sigenererebbero posti di lavoro. E quella piazzetta, a luglio, sarebbe vuota? Certamente no! Fantascienza? No, è quello che ègià accaduto, dovehanno saputo organizzarsi in un sistema coeso.

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