Il Circolo di studi storici "Le Calabrie" visita l'antica Ajello



AIELLO CALABRO – Arroccata su di uno sperone di roccia che ospita alla sua sommità un vecchio e diruto castello a guardia anticamente di una bretella dell'antica via Popilia (o meglio Annia), l’antica Ajello conserva ancora pregevoli e significative vestigia del passato che richiamano l’attenzione di studiosi e cultori del periodo medioevale e rinascimentale.
Qualche giorno fa, a fare visita al paesino tirrenico per una intera giornata è stato il Circolo di studi storici “Le Calabrie”, una associazione onlus di Gioiosa Jonica (Rc) attiva dal 1999 che conta sodali in tutta la Calabria. Il viaggio studio, al quale hanno partecipato una trentina di appassionati di arte, storia ed archeologia, capitanati dalla attivissima presidentessa Marilisa Morrone, ha toccato i più interessanti monumenti della cittadina. Dall’ex Convento degli Osservanti fuori le mura, ai diversi palazzi, a finire alle chiese urbane. In particolare, l’escursione – che contava sulla guida esperta dello storico dell’arte Gianfrancesco Solferino - si è concentrata sull'araldica che in paese è testimoniata da diversi stemmi gentilizi. «Una vera e propria maratona tra i vicoli e i monumenti di Aiello, ed una piacevolissima giornata con guide e anfitrioni speciali».
«Un grazie sentito a Gianfrancesco Solferino, alla Redazione del “Blog di Aiello Calabro e dintorni”, al dott. Pucci, a don Giulio di Malta e a tutti quelli che ci hanno aperto le loro case, all'Amministrazione comunale di Aiello che ci ha accolto con due gentilissime assessoresse. Grazie a tutti loro – è scritto nel Forum del Circolo “Le Calabrie” - abbiamo potuto gustare ogni piccolo particolare di un Centro storico tra i più belli e significativi della Calabria».
«Aiello – è scritto ancora nel Forum - è uno dei pochi paesi della Calabria che possiede e conserva una bellissima piazza cittadina circondata da splendidi palazzi nobiliari». 
Non tutto, però, ha sortito il giudizio positivo degli studiosi. È il caso proprio di piazza Plebiscito.  «Uno spazio del genere in Calabria - sostengono i soci de “Le Calabrie” - è raro da trovare: sembra Pienza». Una piazza che «sarebbe stata quasi perfetta – annota uno dei soci - se non fosse presente quel palazzo "imbruttito" con dei balconi di cemento armato (l’ex palazzo Quintieri, che si trova a dx del palazzo Cybo, nda)».
L’analisi dell’aspetto e dell’offerta culturale del paese è stata nel complesso positiva, ma i diversi rilievi su alcune criticità sono da considerarsi, senza dubbio alcuno, costruttivi che ci sentiamo di condividere pienamente.
«Siamo rimasti affascinati dalla città – riferiscono -, ma non possiamo purtroppo esimerci nell'esprimere la nostra critica per la mancanza di attenzione riscontrata nella conservazione dei tesori di Aiello Calabro».
Troppe brutture, insomma, troppe violenze subite dai monumenti aiellesi. È il caso, per esempio, della Chiesa Matrice, «cuore della munificenza dei Conti Siscar, ridotta in uno stato di miserevole abbandono (oltre al molto discutibile restauro degli anni ’80, nda), senza alcuna valorizzazione delle superstiti tracce della fase 400esca (una porta con decorazione scultorea di prim'ordine, coperta da una statua e dal suo piedistallo), con il patrimonio marmoreo e ligneo delle età successive letteralmente buttato in una sagrestia che rischia essa stessa il crollo, pure essendo un gioiello settecentesco!
Dalla nostra visita lanciamo un grido d'allarme per Aiello: chi deve intervenire lo facesse prima che sia troppo tardi».
Ma di gridi d’allarme, in passato, ce ne sono già stati tanti, senza sortire significativi effetti. Anche l’ultima iniziativa del Blog di Aiello Calabro, che si è appellato al FAI per segnalare lo stato precario della chiesa di San Giuliano – anch’essa custode di opere d’arte di epoca Siscar e Cybo – non sembra aver avuto la giusta attenzione. Per il futuro, ad meliora.
Una ultima annotazione, che riguarda il miglioramento della fruizione dei beni culturali. Parliamo di quei palazzi antichi che non sono visitabili, tranne che in rare eccezioni. Nonostante che in passato – a quanto ci risulta - abbiano ricevuto finanziamenti pubblici, e nonostante il vigente Codice Urbani, all’articolo 38 (Apertura al pubblico degli immobili oggetto di interventi conservativi) disponga che: «Gli immobili restaurati o sottoposti ad altri interventi conservativi con il concorso totale o parziale dello Stato nella spesa, o per i quali siano stati concessi contributi in conto interessi, sono resi accessibili al pubblico secondo modalità fissate, caso per caso, da appositi accordi o convenzioni da stipularsi fra il Ministero ed i singoli proprietari all'atto della assunzione dell'onere della spesa ai sensi dell'articolo 34 o della concessione del contributo ai sensi dell'articolo 35».

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