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Storia, cultura, politica, ambiente, tradizioni, attualità e notizie della cittadina tirrenica in provincia di Cosenza... online da marzo 2007


mercoledì 15 luglio 2009

S. Marinella 2009

LAGO, Cs – Per la comunità di Terrati, piccola frazione di Lago, la festa dedicata alla Madonna del Carmine ed a Santa Marinella, Patrona del luogo, che si celebra il 16 e 17 luglio di ogni anno, rappresenta un momento molto importante. È per tutti i fedeli di Lago, come scrive il parroco don Alfonso Patrone, dopo la settimana santa, “il secondo tempo forte dell’anno liturgico”.

Il programma religioso, già iniziato con il Novenario lo scorso 8 luglio e che entrerà nel vivo domani, prevede dalle 9 in poi, nella piccola chiesetta di Terrati, l’esposizione di Gesù Sacramento e l’adorazione eucaristica; mentre alle 18 si celebrerà una messa preceduta dal santo rosario. Per i festeggiamenti civili, invece, è in scaletta una serata musicale con la Cover band Ligabue.

Clou della due giorni, venerdì 17: con celebrazioni eucaristiche alle 11, alle 18.30 e con la seguente processione con la statua di S. Marina per le vie del borgo, portata a braccia ed accompagnata dalla banda musicale Aloe di Amantea, che fa tappa presso le case dei malati e degli anziani. Alle 21 chiusura con una Cover band di Lucio Battisti e con il consueto spettacolo di fuochi d’artificio.

LA STORIA DEL CULTO. Di particolare suggestione la storia della santa venerata a Terrati ed in tantissimi altri luoghi di Calabria (come S. Giovanni di Zambrone, Polistena, Melicuccà, Stilo, Filandari, Policastro, Campana e Casole Bruzio). Marina è una giovane donna che per seguire il padre, desideroso di vivere in un convento senza separarsi da lei, prende abiti maschili e cambia il suo nome in Marino. Nonostante la morte del padre, Marina continuerà a vivere al convento conservando il suo segreto. Un giorno però, il giovane, molto amato e portato ad esempio per la sua condotta esemplare, viene accusato ingiustamente di aver violentato la figlia di un locandiere. Marina non si difende e così viene scacciata, anche se continuerà a vivere in una grotta ai piedi del convento, dove alleverà il bimbo “frutto della sua colpa” che le era stato affidato.

L’epilogo della sofferenza e dell’ingiustizia vissuta da questa donna si ha quando Marino-Marina muore. I confratelli che nel frattempo avevano riammesso il frate al convento, commossi per la sua grande abnegazione nel crescere quel figlio a lei affidato fra tante difficoltà, scoprono la sua vera identità. Il suo vero sesso. Da quel momento verrà proclamata santa.

Le sue reliquie pare siano state spostate dal monastero (forse ubicato in Libano) in cui era morta, prima a Cipro e poi a Costantinopoli. Da qui un mercante veneziano le avrebbe acquistate e portate a Venezia

martedì 14 luglio 2009

Oggi sciopero contro il DDL Alfano


venerdì 10 luglio 2009

I Racconti del Frantoio. Nove storie dalla tradizione orale narrate da Giulio di Malta



AIELLO CALABRO – I racconti del frantoio, raccolti nel volume fresco di stampa per i tipi della Atlantide edizioni, sono l’ultima fatica letteraria di Giulio di Malta. Per sua volontà, pubblichiamo la presentazione di Eugenio Maria Gallo ed un suo profilo biografico.

A fine post aggiungiamo i link della nota di Camillo Bria che assieme all’Autore ha curato le illustrazioni del volume, e del primo racconto (nel libro ve ne sono in tutto 9) dal titolo “Valeriu, Cilibertu e l’uogliu de ricinu”.


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Presentazione di Eugenio Maria Gallo

C’è sempre tanta gioia nel narrare e, soprattutto, c’è tanta voglia di sprigionare quel che la memoria trattiene e racchiude del tempo passato e del mondo umano, scomparso e perduto, insieme con l’età che non c’è più. E, forse, proprio da questo dipende e proviene quel senso di indefinito e di vago, in cui il racconto si condensa. Narrare, in fondo, non è altro che dare nuova forza e più duratura vitalità ad immagini e quadretti di vita che, a prescindere dalla loro effettiva realtà, finiscono comunque con l’essere incastonati in un tempo senza tempo e in uno spazio che perde le coordinate concrete di un ambito determinato e definito, per tingersi di un’aria coinvolgente e ammaliante, che trasferisce il lettore stesso al centro dell’azione, quasi facendolo partecipare direttamente, personaggio fra i personaggi, alle vicende narrate. E Giulio di Malta lo sa, lo sa bene e sa raccontare; in fondo è anche dovuto a questo, ma non solo, il fascino che si leva dalla sua raccolta “I racconti del frantoio”.

E’ questa la forza intima e profonda che sostiene il di Malta narratore, che scolpisce, con fine tocco, personaggi, azioni ed eventi, che ne hanno colpito la mente e la fantasia.

“Quanto viene narrato con questo episodio della presente raccolta“– scrive G. di Malta nel racconto “Valeriu, Cilibertu e l’uogliu de ricinu” – è frutto di racconti verbali di persone che hanno vissuto la realtà e l’hanno tramandata ai posteri, certamente arricchita, ma non alterata nella primitiva essenza” (cfr. p. 1). Eppure ha il sapore e il senso dell’universalità!

Ma è, poi, importante, conoscere fino in fondo la natura dei fatti narrati? Una volta affidati alle pagine di un racconto, di un romanzo o di altro, vicende ed episodi, personaggi ed azioni si cingono dell’aria indefinita dell’arte e se ne nutrono fino ad appartenere ad una nuova dimensione, che non è più quella particolare, ma è quella che dà un senso di universalità alla’storia, attraverso un processo creativo capace di coinvolgere tutti nella narrazione e di farla sentire di tutti. E’ così anche per “I racconti del frantoio”. Quando Giulio di Malta narra, la sua pagina si offre al lettore con una freschezza di vita e con una vis rappresentativa, che fanno della narrazione l’epifania di un mondo che non è più quello dell’autore o del contesto, da cui sorge il raccontare, bensì è quello dell’uomo, dell’uomo in cui si incontrano narratore, personaggi, azioni e lettore, secondo la misura dell’arte.

E’ questa la vis della penna di Giulio di Malta, vis che scorre in queste pagine a ricreare un mondo, in cui si dipana l’azione non più di questo o di quell’uomo, ma dell’uomo, universale soggetto di storia e di vita. E di questa vita, nei racconti di Giulio di Malta, il “frantoio” si fa speciale punto di osservazione. “Il frantoio – scrive il di Malta – è insomma il salotto del contadino. Un salotto aperto notte e giorno dove si alternano di continuo donne e cavalieri diversi ed eterogenei, impegnati a tutelare i propri interessi, a raccogliere il frutto del loro faticoso lavoro, a pettegolare su tutto e su tutti” (cfr. p. 29, “Geniale, u ciucciu e llu giornale”).

Così, quando Giulio di Malta racconta, ogni sua pagina si tinge di nuova vita, quella vera ed essenziale, che solo l’arte sa e può dare. Quei’“frantoi”, semplici punti di osservazione e di chiacchiere, mentre si lavora, richiamano alla mente tanti altri luoghi paesani, tanti altri locali, centri di incontro e di conversazioni quotidiane, in cui scorre e si esprime la vita.

“Nei frantoi oleari, i salotti dei contadini, - scrive il di Malta – dove si parla e si sparla di tutto e di tutti…Le giornate e le nottate sono una lotta continua tra proprietari e clienti…” (cfr. p. 43, “Ciccuzzu, Rusariu e lla scummissa”). E da questo angolo privilegiato, l’autore di questi racconti narra la vita, la vita di sempre, quella vita di ieri in cui si riflette, fatte le dovute differenze, la vita di oggi. Ecco, allora, venir fuori scherzi come quello a’“Geniale”, ecco dipanarsi momenti simpatici come quello degli occhiali di”“don Pasquale”, come quello dell’epidemia di dissenteria alla “Chianta”; ecco farsi avanti episodi di caccia con “Briccune”, la storia dei “briganti di Savutu” e la scommessa di “Ciccuzzu” e “Rosario”, vinta dal primo, complice “l’acidimetro dell’olio”, in un racconto che, come gli altri si fa metafora della vita. Ed è la vita che Giulio di Malta narra, coinvolgendo il lettore in un gioco di colori e di immagini che sgorgano dalla tavolozza del cuore, con cui egli dipinge il mondo del passato, fatto di passioni e di scherzi, di furbizie e di sincerità, di dolori e di ingiustizie, di fatica e di impegno. Da questa realtà emergono, nelle pagine di Giulio di Malta, il contesto del lavoro e il mondo contadino. Esso, come scrive il di Malta, “era solo da ristrutturare e correggere nelle deviazioni e nelle ingiustizie economiche e sociali, difendendone i diritti. Quel mondo contadino che bisognava liberare dell’analfabetismo culturale ed agricolo e non distruggere e cancellare” (cfr. p. 26, “Premessa”).

A quel mondo, ormai lontano, e a tutto ciò che lo circondava, ritorna Giulio di Malta, con affetto e con rimpianto, per raccontarlo, da narratore a volte interno e a volte ester no, fermandolo in un tempo senza età, affascinando il lettore e coinvolgendolo nell’avventura della vita.

Prof. Eugenio Maria Gallo


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GIULIO di MALTA è nato ad Aiello Calabro il 22-1-1933. Ha svolto i suoi primi studi al Nobile Convitto Mondragone di Frascati, quelli liceali a Cosenza ed universitari a Napoli. Dal 1972 risiede a Cosenza dove svolge l’attività di imprenditore agricolo, di Pittore professionista e studioso della Lingua Dialettale Calabrese. “Cultore dell’Altra Lingua U Calavrise” ha ideato e condotto, fin dal 1982, con la collaborazione di Maria Chiappetta e Raffaele De Marco l’omonima trasmissione e dai microfoni di Radio Queen Cosenza e dai teleschermi di Teleuno Calabria e Telespazio 3° Rete. Ha pubblica­to in lingua Dialettale Aiellese “Quatri d’Aiellu” I e II volume edito da Pellegrini e “Calabria Mia” Antologia di autori calabresi di ieri e di oggi, Lupi alè I volume, edito da Santelli. Pittore professionista, da molti anni è sulla breccia ed è stato inserito nei maggiori cataloghi d’arte nazionali ed esteri Bolaffi, Conte, Quadrato, ecc. ecc. Sono state pubblicate sue liriche e racconti su moltissimi giornali regionali, nazionali ed esteri, sui quali, sono apparse spessissimo recen­sioni nella pagina dedicata alla cultura. Tifoso dei “Lupi della Sila” fin dai tempi di De Maria, Crola, Pompei, Delfrati, Manni, Polacchi ecc. è Presidente del Club rossoblù “Antonio Perri” di Aiello Calabro, inoltre, membro del “Centro di Coordi­namento Clubs” di Cosenza e della redazione di “Uragano Rossoblù” il più diffuso giornale sportivo di Cosenza e voce ufficiale del “Centro”. Ha collabora­to settimanalmente con emittenti private della Regione ed è stato ospite fisso della trasmissione di Rete Alfa “Dopo il 90°” dove, ogni lunedì sera, faceva resoconti della giornata calcistica di Serie B, in collaborazione con Attilio Sabato, dialogando sempre e solamente in lingua Dialettale Calabrese. Per quanto riguarda la bibliografia, tenne la sua prima personale nel 1970 alla galleria 98 di Cosenza, partecipando in seguito a mostre, rassegne e premi in Italia ed all’estero. Ha collaborato con le riviste: “La Calabria”, “Calabria Letteraria”, “Nuova Rassegna”, “Il Letteraro”, “Il Mattino”, “Il Tempo”, “Nuova Comunità”, “Il Messaggero Economico Italiano”. Giulio di Malta è Accademico cosentino dal 18/11/1976. Attualmente vive a Roma.


martedì 7 luglio 2009

La Rosa d'Ajello. Il nuovo romanzo di Sergio Ruggiero

AIELLO CALABRO – Uscirà tra qualche giorno il secondo romanzo di Sergio Ruggiero. Dopo “Tre croci a Petramala”, che ha riscosso numerosi apprezzamenti, in particolare per la singolarità degli argomenti, lo scrittore amanteano che nella vita svolge la professione di architetto, ci regala “La rosa d’Ajello”.

Qui di seguito, a beneficio dei nostri navilettori, in anteprima, proponiamo una sintesi della trama; mentre a fine post inseriamo i link per scaricare la prefazione di Roberto Musì ed il prologo del romanzo che gentilmente l’autore ci ha inviati.

Il libro, che come già detto sarà pubblicato a metà luglio, verosimilmente dovrebbe essere presentato ad Aiello nel corso degli appuntamenti estivi.

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Sintesi del Romanzo

Nel 1273, un giovane artigiano di Perugia si aggrega ad un drappello di Templari diretti in Terra santa. Viene a contatto con una consorteria segreta, a causa della quale viene condannato dall’Ordine e suppliziato.

Sfuggito alla morte, torna segretamente in Italia con un imbarco per Messina, per poi raggiungere la città di Ajello passando da Amantea, nel giustizierato di Val di Crati e Terra Giordana, alla ricerca di un amico e compagno di viaggio, un cavaliere secolare di stanza in quella guarnigione militare.

Ad Ajello, il giovane fuggiasco si imbatte in uno strano quanto sorprendente gruppo di cospiratori. Conosce una ragazza e s’innamora, vivendo una breve ma intensa storia d’amore dall’epilogo drammatico.

Gli anatemi notturni di un gioachimita contro l’anticristo, e l’inchiesta di un abate angioino sul conto di un mago e sapiente d’Ajello, dato per morto, completano un quadro narrativo appassionante, ricco di colpi di scena e di riferimenti storiografici, semiologici e filologici medievali.


La prefazione di Roberto Musì

Il Prologo

sabato 4 luglio 2009

Sondaggio Centri storici più belli di Calabria. Aiello tra i primi

AIELLO CALABRO - Grazie all'iniziativa del Blog di Aiello Calabro, sposata anche dal sito web AielloCalabro.Net, e soprattutto grazie ai tanti voti di voi navilettori, la nostra cittadina risulta essere tra le prime in classifica del gioco-sondaggio de Il Quotidiano della Calabria "Vota il centro storico più bello della Calabria". Oggi, i voti totalizzati sono 102, e la posizione in classifica è l'11esimo posto. Ma siamo certi che con il vostro aiuto possiamo risalire ancora qualche posizione. Intanto, ieri, sulle pagine del Quotidiano, si parlava proprio delle bellezze di Aiello. Ecco, di seguito, l'articolo a firma di Franco Dionesalvi.

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Fonte Il Quotidiano della Calabria di venerdì 3 luglio '09

Troppi tesori dimenticati

di FRANCO DIONESALVI

SONO tanti i voti finora giunti per il nostro gioco-sondaggio, segno che ha raccolto il vostro interesse: grazie! Qui a fianco trovate la classifica aggiornata, e potrete divertirvi a leggere i nuovi risultati di tappa, che comunque non cambiano granché la situazione rispetto a ieri.

Fra i centri storici emergenti, nella nostra classifica, segnaliamo Aiello Calabro. Lì va ricordato il castello quattrocentesco, ancora discretamente conservato: le torri e le mura perimetrali sono presenti. Se il castello sovrasta Aiello, più giù c'è la chiesa di San Giuliano, che si fa risalire al 1400. Vi è poi la chiesa di santa Maria delle Grazie, che ha una loggia a cinque arcate, e una cappella barocca che conserva, seppur per frammenti, degli affreschi antichi. Ancora da ricordare la chiesa di santa Maria Maggiore, e i palazzi settecenteschi che sorgono nell'intarsio di caratteristiche viuzze di questo sito: fra questi il palazzo Malaspina e il palazzo Viola.

Quel che emerge, in questo viaggio che, col pretesto della classifica, stiamo compiendo fra le antiche bellezze storiche ed architettoniche della Calabria, è che la nostra regione ha davvero tanti piccoli tesori, che spesso i suoi stessi abitanti conoscono solo parzialmente. E ce ne sono in lungo e in largo: chi, ad esempio, mi avesse seguito ad Aiello Calabro, come farebbe poi a non soffermarsi sulle bellezze che offre la vicina Cleto, o ancora, scendendo verso il mare, su Amantea? Naturalmente una considerazione che spesso si associa a questa meraviglia è quanto poco incida questa ricchezza sulla nostra economia, e quanto maggiormente potrebbe farlo se la politica di sviluppo turistico del nostro territorio avesse finalmente un'impennata. Giusta considerazione; ma è corretto riportare anche le opinioni opposte. Di chi, ossia, ritiene che una politica di sviluppo turistico a valanga in realtà porterebbe sì vantaggi economici, ma anche disastri riguardo all'ambiente e alla vivibilità.

Del resto, le dissennate costruzioni sulle nostre spiagge non sono indice di uno sfruttamento del territorio irrazionale e dissennato? Lo sviluppo turistico deve esserci, sì, ma nel rispetto dei luoghi, della loro natura e delle loro caratteristiche. Molti luoghi, ad esempio, hanno bisogno di silenzio, di luci soffuse: le luci delle discoteche e i panini di Mc Donalds li distruggerebbero. Bisogna trovare insomma un punto d'equilibrio, fra lo sviluppo selvaggio e l'abbandono ai detriti, ai crolli e alle ragnatele.

Commenti dei Navilettori