Il maniero di Cleto protagonista per la Calabria della #GiornataNazionaledeiCastelli2017


CLETO – Il castello di Cleto, ai piedi di monte S. Angelo, posto su una grande pietra scoscesa sulla quale si abbarbica il centro storico, sarà il protagonista per la Calabria della 19esima giornata nazionale dei Castelli, patrocinata dal Ministero per i Beni culturali, che si svolge domenica 14 maggio a partire dalle 15.30.
Restituito alla comunità nel luglio 2010 dopo i lavori di recupero, il maniero di origine normanna è stato selezionato dall’Istituto Italiano Castelli che ogni anno ne sceglie uno per regione con l’intento di far conoscere a visitatori e turisti queste antiche architetture militari.
La comunità, come è facile intuire, ha accolto con orgoglio questa opportunità di grande visibilità. E palesemente soddisfatte sono l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Longo e le associazioni culturali come La Piazza che proprio di recente ha organizzato, come anche altre volte, una pulizia straordinaria dell’area del castello.
“È per noi una bella gratificazione – ha detto il vice sindaco Giuseppe Filice commentando l’iniziativa nazionale di promozione turistica –. Un importante riconoscimento che premia l’azione amministrativa impegnata a valorizzare storia e cultura di Cleto e Savuto. Proprio a Savuto – ha aggiunto Filice – abbiamo da poco terminato il restauro dell’altro castello che sarà inaugurato probabilmente a giugno”.
Per Cleto, borgo dai vicoli silenziosi, sarà un’altra occasione per ripartire dalla sua storia, e per combattere lo spopolamento e l’abbandono che interessa gran parte dei centri storici della Calabria.

Cenni storici e ambientali: l’antica Cleto era probabilmente un centro magnogreco entrato in conflitto con la potente Kroton. In epoca medioevale mutò la sua denominazione in Pietramala, dall’omonima famiglia normanna. Situata alle pendici del monte Sant’Angelo, si affaccia sul mare Tirreno. Nel 1270 venne concessa in feudo a Guglielmo de Foret. Successivamente appartenne ai Sersale, ai Marano, ai Siscar di Aiello, ai Cavalcanti, ai Cavallo e infine ai D’Aquino. L'edificazione del castello di Cleto viene attribuita storicamente ai Normanni che posero il maniero in cima al monte Sant’Angelo sotto il quale scorre il fiume Torbido, ed in posizione tale da poter controllare una buona porzione di territorio. Di notevole importanza strategico-militare, risultavano le due maestose torri cilindriche, di cui oggi rimangono solo i ruderi, destinate, l’una alla difesa dell’area verso il ponte levatoio e, l’altra destinata in parte a residenza del feudatario e in parte alla difesa della zona superiore. Una possente cinta muraria fu costruita per difenderlo ed un unico accesso, posto ad ovest fu reso ancora più impenetrabile per la presenza di un ponte levatoio. L’edificio si sviluppava su tre livelli principali. Al primo livello, appunto, l’accesso principale con il ponte levatoio, al secondo livello una corte che ospitava una delle due grandi torri circolari e una serie di ambienti riconducibili a diverse fasi edilizie. A questo livello si accedeva da un ingresso situato a lato della torre circolare, costituito da blocchi ben squadrati di grandi dimensioni con al centro un portale in pietra lavorata. Il terzo livello, infine, era situato nella zona più alta, una sorta di cassera all’interno del castello fortificato, nella quale si trovavano due ali parallele di ambienti disposti ai lati di un'area aperta di forma trapezoidale e, sullo spigolo sud-est, c’era la seconda torre circolare. All’esterno del complesso, sul lato ovest, si trova un'area interessante dove nonostante la forte pendenza dovevano localizzarsi altri ambienti addossati alle mura. Probabilmente in questa zona doveva trovarsi anche la chiesa di San Giovanni Battista di cui però non si hanno più tracce. Nella parte centrale del castello sorgono una serie di silos per la conservazione di grano e altre derrate. Intorno ad esse sono sistemate delle buche quadrangolari destinate ad ospitare oggetti vari. I silos risalgono ad un periodo antecedente al castello, forse quello bizantino. Le grotte e le cisterne sono presenti sotto tutto l'abitato di Cleto e, spesso, sono comunicanti tra esse. Una pergamena rinvenuta negli anni quaranta, murata in una delle due torri, ha permesso di ricostruire la vita che si svolgeva nel castello. Le attività di filatura e tessitura del lino si svolgevano sotto il diretto controllo della baronessa. Il feudatario aveva diritto di vita e di morte sui sudditi ritenuti colpevoli di delitti. I condannati venivano gettati nella cosiddetta “lupa”, una profonda caverna senza via di uscita, dove morivano per soffocamento o per fame. Da un atto notarile del 1789, si evince come il castello, a quella data, fosse già quasi distrutto. Le incursioni dei pirati turchi ed i numerosi e catastrofici fenomeni sismici, lo resero sempre più vulnerabile e inoffensivo.
#giornatenazionalideicastelli2017

P.s.
#Icica, in mattinata (lo abbiamo saputo da altre fonti), la delegazione della sezione calabrese dell'Istituto sarà anche ad Aiello (presumo per visitare il nostro maniero), ma di questo incontro non c'è notizia sul sito comunale.


Una veduta di #AielloCalabro dal castello, anno 1905 (courtesy of V.V.F.F. Roma);
Foto del castello probabilmente scattata dal campanile di Santa Maria Maggiore, fine 1800

Il castello oggi, scatto da Monte Faeto.


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