L’Europa “cristiana” e i migranti

di Franco Pedatella
"Di fronte al ripetersi dell'ennesima tragedia che si consuma nelle acque del nostro mare e che ha come malcapitati protagonisti i soliti migranti, credo torni doverosa una riflessione nostra e dei nostri amici e lettori". 
Qui una poesia di aprile 2011.

“L’Europa ha radici cristïane”
l’un dice e l’altro gli risponde a tono:
“Bussa, bussa e ti sarà aperto,
perché siam figli al buon Samaritano,

ch’ebbe pietà dell’uom picchiato a sangue,
spogliato degli averi e abbandonato,
e se ne fece carico completo
sul pian morale e quello finanziario!”.

“L’Europa ha radici cristïane”
dal fondo ad alta voce si ripete.
Ma perché mai i vostri amici ricchi
voi invitate quand’ offrite un pranzo?

È stato scritto: “Quando dài un banchetto,
poveri, storpi, zoppi, ciechi invita!
Così sarai beato, ché non hanno
da ricambiarti nulla e dunque avrai

la ricompensa alla resurrezione
dei giusti e il cielo a te verrà qual premio”.
Or alle porte bussano migranti
poveri, storpi, zoppi, ciechi, in preda

all’onde di Nettuno tempestoso,
su mal tessuta zattera vaganti,
in fuga da un inferno di battaglie,
di sangue infante e di dolor muliebre,

che van gridando in viso a Dio vendetta,
di violazioni dei diritti umani,
di piaghe sanguinanti nel deserto,
cui presta il sol visibile visione.

Perciò non puoi tu dir che non lo sai,
se il sole ha quelle stragi illuminato,
e grida e man che s’agitan tra l’onde
al vigil occhio tuo hanno bussato.

Eppur ti giri ad altra parte, Europa,
le porte chiudi ad ospiti, molesti
del quieto sonno tuo disturbatori,
all’oro attenta sol dei lor padroni.

“L’Europa ha radici cristïane”
tumultua un popol che sugli occhi ha bende
e ha bocche mascherate all’aria infetta
e speme in cuor sol di sopravvivenza.

“L’Europa ha radici cristïane”
grida quel ch’ogni dί l’üomo uccide,
che spegne la natura, di Dio figlia,
e fa di sé macellator del mondo.

Trecento sono quei nel mar sommersi,
forse tremila, forse trentamila;
ma dice ognór: “Radici ho cristiane,”
questa Europa “ bussa e t’aprirò!”.

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