Le Suore Fscj ad Ajello dal 1976

Uno scritto sulle Suore Fscj ad Aiello dal 1976, pubblicato sulla rivista "Andiamo" di dicembre 2013

Ricordo ancora come se fosse ieri quel periodo in cui le suore arrivarono ad Aiello. Avevo, all’epoca, una decina d’anni. Noi ragazzi fummo da subito coinvolti in diverse attività: le gite in montagna, le giornate di catechismo, le canzoni cantate in gruppo. «Non si va in cielo, non si va in cielo, col motorino … perché in cielo si va un po’ più pianino..». Che bel periodo! Da allora ne è passato di tempo. E loro, le suore, ad Aiello ci sono ancora, ed ormai sono parte della nostra comunità. Fanno parte della storia recente del nostro paesino.
Era il 3 ottobre del 1976, quando da Roma - Suor Rosaria Sana, Suor Concetta Spiridigliozzi e Suor Assunta Rugolotto, accompagnate da Madre Maria Soregaroli e da Suor Ezia Montagni – partirono alla volta di Aiello Calabro, un paesino calabrese, in provincia di Cosenza, allora circa 3 mila abitanti. Era stata la comunità intera, tramite il sindaco pro tempore, Giacomo Marinaro, a chiedere nuovamente che Ajello ritornasse ad essere sede di una casa di religiose, come negli anni ’60 quando in paese erano presenti le suore della Carità di Santa Maria, conosciute anche col nome di “cappellone”.
Da quel giorno di ottobre in avanti, quel piccolo nucleo di religiose delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù (FSCJ) non ha mai fatto mancare la propria opera a favore della Comunità. Nello stesso mese di ottobre del ’76 aprono la scuola materna; ed a seguire, attivano una scuola di taglio e ricamo. E poi, ancora, si prodigano in tante attività: lezioni ai ragazzini, visite agli infermi, catechismo, animazione liturgica, ecc.
Negli anni successivi, sono parte attiva nella nascita dell’ACR «che radunava tantissimi ragazzi nella preghiera, nella meditazione, ma anche nel gioco e nel divertimento»; dell’Anspi, l’associazione di oratorio con teatro, canto, danza, gioco, pellegrinaggi; della Festa della Famiglia; del Centro Anziani, «la prima, concreta opera dedicata agli ‘evergreen’ aiellesi»; e dei Grest estivi. Tante iniziative, insomma, che le suore aiellesi hanno sempre fatto seguendo il motto che Teresa ha lasciato loro in eredità: «Andiamo, il futuro ci aspetta. Ci aspetta la gloria di Dio».
Sono 37 anni che le Suore vivono in mezzo a noi. Insieme, abbiamo ricordato date importanti: come nel 2006, il 175° anniversario dalla Fondazione dell’Istituto, il 5° della Canonizzazione di santa Teresa Verzeri ed il 30° della permanenza in Calabria.
«Fu una vera soddisfazione per tutti riavere le religiose in mezzo alla comunità aiellese – questa l’impressione che ebbero le tre pioniere all’arrivo in paese, che riportiamo dal libretto pubblicato per il trentennale, curato da Gisa Guidoccio -, un sospiro di sollievo generale per tutti coloro che credevano nell’importanza della loro presenza. Ora c’era solo da rimboccarsi le maniche, Aiello era ed è un paese vastissimo come territorio, ma povero, senza alcuna risorsa naturale … I bambini erano numerosi, come pure le donne e i vecchi soli, pochi i giovani e pochissimi gli uomini; le persone più valide emigravano in cerca di lavoro. Molte erano le persone al di sopra dei cinquant’anni che non sapevano né leggere né scrivere … La gente era semplice, cordiale, rispettosa e generosa con le suore. Quel poco che avevano lo condividevano».
La nostra comunità, attualmente, si è ulteriormente rimpicciolita. Molti giovani partono, nuovamente come una volta. Ci sono poche nascite, e gran parte della popolazione è anziana. In questo contesto, non è sempre facile operare. E tuttavia, l’impegno delle nostre religiose – che al momento sono in tre (suor Maria Gianelli, suor Maria Pia Bonetti, e suor Ezia Montagni, nella foto) - si avverte distintamente, non solo in chiesa, ma con i malati, i bisognosi, e nelle iniziative di solidarietà, ad Aiello come anche nei paesini del circondario, che vengono proposte in collaborazione con altre associazione e con le Istituzioni locali. A loro e a tutte le sorelle che si sono alternate nella nostra Comunità, va il nostro grazie.
Bruno Pino

Commenti