Trentennale dell'omicidio Dalla Chiesa. Anche ad Aiello l'intitolazione di una strada

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Il 3 settembre del 1982 venivano assassinati a Palermo il generale Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo.
Come si ricorderà, l'Assise civica di Aiello Calabro, lo scorso 19 luglio aveva deliberato alla unanimità l’intitolazione di una strada al Generale Dalla Chiesa di cui ricorre il trentennale della morte. Il tratto di strada individuato dalla Giunta municipale passa davanti all’Istituto scolastico di via Campo e  si congiunge con la provinciale. Prossimamente, la cerimonia di intitolazione, che l'Amministrazione comunale, a breve, provvederà a comunicare.

Qui di seguito, un articolo sul libro "A Palermo per non morire" del giornalista Luciano Mirone.

Fonte: Sito Giornalisti della Calabria


PALERMO – “A Palermo per morire. I cento giorni che condannarono il generale Dalla Chiesa” (Castelvecchi editore, pagine 192 brossura, euro 14,80). A  trent’anni dalla morte di Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro il 3 settembre 1982, il giornalista Luciano Mirone presenta il libro sugli ultimi cento giorni del generale a Palermo.
Lunedì 3 settembre, alle ore 18.30
 a Palazzo delle Aquile, a 
Palermo, partecipano al dibattito: Antonio Ingroia, Riccardo Orioles e Leoluca Orlando



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Un libro che fa luce su uno dei più clamorosi e misteriosi “buchi neri” della storia d’Italia: l’assassinio a Palermo del generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, nominato dal governo prefetto del capoluogo siciliano per combattere la mafia.
Vengono raccontati i suoi ultimi cento giorni in Sicilia, il contesto politico in cui maturò il delitto e le troppe ombre che ruotano intorno alla strage di via Isidoro Carini del 3 settembre 1982.
Il processo sull’assassinio del generale, infatti, pur facendo riferimento a possibili «zone grigie», ha condannato soltanto il primo livello di Cosa nostra, l’ala militare, quella che ha commesso materialmente il crimine, senza addentrarsi su eventuali «mandanti esterni» che stanno dietro ai delitti eccellenti di quegli anni.
Attraverso gli atti processuali e testimonianze inedite si delineano i probabili moventi sull’uccisione di Carlo Alberto dalla Chiesa che venne spedito a Palermo per contrastare la mafia senza avere i poteri necessari.
Nel libro il giornalista e storico Luciano Mirone mette insieme i pezzi di un complesso mosaico che dal cuore della Sicilia porta nelle segrete stanze del potere italiano. Un unico «filo nero» che si dipana dagli anni Settanta alla stagione delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, e che vede coinvolte costantemente le stesse entità: mafia, politica, alta finanza, servizi segreti deviati e massoneria.
Nella ricostruzione molti elementi apparentemente distanti trovano una logica, che ha come punto di convergenza proprio la morte di Carlo Alberto dalla Chiesa. Dai rapporti intercorsi tra Giulio Andreotti e i politici siciliani collusi con Cosa nostra, alla scomparsa di Mino Pecorelli e la figura di Licio Gelli.
Il testo si avvale delle interviste che l’autore ha realizzato con Nando dalla Chiesa, Francesco Accordino, Giuseppe Ayala, Gian Carlo Caselli, Alfredo Galasso, Riccardo Orioles, Umberto Santino e tante altre autorevoli personalità del mondo della politica, della magistratura, del giornalismo, le quali, oltre a ricordare la figura dell’ufficiale, tirano le fila sui motivi che portarono alla sua  eliminazione.
Luciano Mirone dirige il mensile «L’Informazione» e collabora con «I Siciliani», «Libera» e «I Quaderni de L’Ora». Fondatore ed editore de «Lo scarabeo», ha collaborato con «La Repubblica», «Il Venerdì», «Marie Claire», «Oggi», il «Giornale di Sicilia», «Sicilia imprenditoriale».
Ha pubblicato i libri: Un paese (Tringale), Michele Abruzzo racconta…Il Teatro siciliano (Greco), Le città della luna. Otto donne sindaco in Sicilia (Rubbettino), Un sogno in biancoverde (A&B), L’antiquario di Greta Garbo (A&B), Gli Insabbiati.
Storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza (Castelvecchi). Recentemente ha scritto e rappresentato il monologo “Uno scandalo italiano” sul primo giornalista ucciso dalla mafia.

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