La comunità di Aiello alla cerimonia di accensione della lampada votiva di S. Francesco

Paola 2 maggio 2012. Il film della giornata... 
Il gruppo della comunità Aiellese all'arrivo al Santuario di Paola
Uno dei settori occupati dagli Aiellesi
La Statua del Santo
Il corteo con il sindaco Iacucci di Aiello, tra i comuni che hanno donato l'olio; il sindaco di Paola, Perrotta, P. Francesco Marinelli - Reverendissimo Padre Generale dei Minimi; e il presidente della regione Calabria, on. Scopelliti.
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Il Blog ringrazia L. Zagordo per le foto 141, 142 e 168.


AUDIO INTERVENTO PADRE ROCCO BENVENUTO E SINDACO IACUCCI
VIDEO - SALUTO DEL SINDACO DI AIELLO CALABRO

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Da Il Quotidiano della Calabria - 2.05.2012 - 19.24

LA CERIMONIA PER IL PATRONO

Scopelliti accende la lampada votiva per san Francesco di Paola davanti a fedeli arrivati da tutta la Calabria. E con le parole del santo più amato della regione, i frati minimi rivolgono un invito per uscire dalla crisi: «Si deve far riscoprire il gusto e la gioia di partecipare e di condividere» - PER LEGGERE CLICCA QUI.



Commenti

  1. Emozionante ed unica giornata, quella vissuta dalla comunità aiellese lo scorso due maggio in occasione dell'offerta dell'olio votivo a san Francesco di Paola.
    Insieme a Zambrone e a San Pietro di Caridà, Aiello Calabro è stato scelto come rappresentante della provincia di Cosenza per l'evento, in cui ha fortemente creduto l'amministrazione comunale in carica.
    Di certo, grande onore e soddisfazione per il Sindaco Iacucci, la sua compagine, il parroco Bamba e tutti gli aiellesi che hanno preso parte ad un pomeriggio non solo di pellegrinaggio verso la città del santo conterraneo, ma anche hanno approfittato per stare insieme in un indimenticabile momento di aggregazione, tracciando una trasversale tra diverse e svariate generazioni.
    L'amministrazione comunale ha messo a disposizione il servizio autobus e, nel primo pomeriggio di mercoledi, quindi, per più di duecento aiellesi è iniziata l'avventura, partendo da una piazza Santa Maria gremita di entusiasmo.
    Arrivati al santuario, dopo un pò di attesa, una forte accoglienza ci è stata riservata dai frati dell'ordine dei minimi che proprio qualche settimana fa la comunità di Aiello aveva ospitato per la missione popolare.
    L'inizio della cerimonia religiosa, è stato anticipato dal saluto del padre provinciale dell'ordine dei minimi, padre Benvenuto, e da quello dei tre primi cittadini che in questo 2012 hanno offerto l'olio alla lampada votiva di San Francesco. Saluti di certo istituzionali quelli di tutti e tre, in cui si presentava il proprio paese di provenienza, con le proprie caratteristiche e le proprie accezioni.
    Ma il saluto del sindaco Iacucci, interrotto da applausi per ben tre volte, è stato quello di un primo cittadino sì, privo di fede, come più volte sottolinea, ma rispettoso della vita di un santo calabrese, protettore della nostra regione, il cui "essere stato un povero tra i poveri, senza essersi mai piegato a compromessi, ma portatore del gonfalone della carità, della mestizia, dell'umiltà, non potrebbe che essere un lume per un momento delicato della storia come quello che stiamo vivendo, all'insegna, di smarrimento e di difficoltà, per noi tutti, amministratori della cosa pubblica, e non solo". Un esempio, quindi, di grande umanità è stato il profilo dipinto dal sindaco di Aiello, nel cui discorso non sono mancati riferimenti e collegamenti tra lo stesso ed il borgo, sin dall'epoca di papa Cybo, attraversano storia e arte come comuni denominatori tra Aiello Calabro e l'ordine paolano dei minimi, sin dal diciottesimo secolo. "L'auspicio è che la lampada possa ardere e far luce nella vita di ognuno sempre, per i presenti, per i calabresi, e per chi porta la Calabria nonostante sia emigrato o si trovi ad emigrare anche nei nostri giorni. San Francesco è il protettore anche dei marinai, ci traccerà la rotta giusta".
    Al momento dell'offertorio, Aiello ha portato in dono un cesto con i prodotti tipici locali e, alla fine della cerimonia, ha avuto in dono un quadro del santo ed un albero di ulivo.

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    1. Un rapporto profondo, dunque, ha sempre legato e lega i cittadini di Aiello Calabro a San Francesco di Paola.
      Un legame che si è espresso spesso anche attraverso effigi ed espressioni pittoriche che sono elencate in un inventario di metà ‘700 del Regio Tavolario Schioppa e di cui la maggior parte, purtroppo, è andata distrutta.
      Oggi ci restano solo una bella statua del santo in cartapesta leccese (databile tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento) che è conservata sull’altare della navata sinistra di S. Maria Maggiore, una cappella devozionale costruita nel 1718 per volere della famiglia Giannuzzi, che reca sullo stipite del portoncino d’entrata la scritta: «Chi vuol Gratie del Ciel corre a’ Francesco» e, infine, la cappella di famiglia dei Cybo-Malaspina che è molto simile a quella del Santuario di Paola.
      Una devozione, dunque, che il popolo aiellese ha sempre manifestato attraverso il suo estro e la sua creatività e che trova il suo punto di origine nel cuore e nell’intensa ammirazione di tutti i cittadini di Aiello, di quelli che sono rimasti e di quelli che sono stati costretti a partire, per questa figura immensa che, per come è unanimemente riconosciuto, si staglia altissima nella storia della Calabria e del mondo.
      Una figura, un amico, un compagno di strada che ciascuno di noi ha sempre sentito e continua a sentire vicinissimo per il fascino che promana da tutta la sua vita in cui egli ha saputo essere, in maniera mirabile, uomo dell’ascesi, della solitudine e della preghiera, ma anche strenuo difensore degli ultimi, dei poveri e degli emarginati, tant’è che i Vescovi italiani, anni or sono, ebbero a definirlo, a ragione, “il Santo della carità sociale”.
      Non deve esserci cosa di più grande per un uomo che “appartenere a Dio”, consegnarsi interamente a Lui attraverso la preghiera e la penitenza e, al tempo stesso, essere capace di condividere le pene, i bisogni, le necessità dei propri fratelli, lottare al loro fianco, battersi per difendere la loro libertà e la loro dignità.
      Ecco perché, soprattutto in un momento di crisi gravissima come quella che investe il mondo, il Paese e la nostra regione, in cui nuove e vecchie povertà si affacciano drammaticamente nella nostra vita quotidiana chiedendo di essere aiutate e supportate, sentiamo il messaggio di Francesco sempre più fortemente attuale e pregnante anche se poi, e qui parlo esclusivamente di me, spesso non facciamo nulla per incarnarlo e vivificarlo concretamente nella storia di tutti i giorni, nella nostra vita e in quella delle nostre comunità.
      Quante volte, trincerandoci dietro gli schieramenti e le appartenenze, abbiamo dimenticato il messaggio di Francesco che ci mostra ogni giorno, attraverso il Suo esempio e quello dei suoi confratelli, come si possa spendere la propria vita per costruire una società più umana, più giusta e più solidale?
      Quante volte abbiamo pensato, invece, che amministrare, gestire la cosa pubblica significasse soprattutto esercitare un potere per affermare dominio e sopraffazione sugli altri?
      Troppo spesso, come più volte ci ricordano il Papa e i vescovi italiani e come ha sottolineato con forza, proprio di recente in una sua lettera aperta indirizzata ai politici, credenti e non, anche il nostro arcivescovo metropolita, Mons. Salvatore Nunnari, alla cui azione pastorale guardiamo con grande attenzione e ammirazione, rischiamo di cadere nella tentazione dell’antipolitica, mentre si consuma “un teatrino fatto di lotte, fazioni, guerra tra posizioni” che ha il sapore più di “gestione di potere” che di slancio, sogno, progettualità e servizio.
      “La vita politica -ha scritto, tra l’altro, Mons. Nunnari- è costellata da continue scelte che mettono di fronte a veri e propri dilemmi”, ma il politico deve tendere sempre verso l’alto, verso la perfezione, perché chi compie questo servizio, definito da Paolo VI alta forma di carità, “è inchiodato alla responsabilità e ai doveri verso la comunità”.
      La politica, ci ricorda in sostanza mons. Nunnari, deve essere la forma più alta della carità.

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    2. Quella stessa carità a cui Francesco di Paola ha ispirato tutta la propria vita tanto da farne il motto dell’Ordine da lui fondato e che oggi, troppo spesso, viene dimenticata e messa da parte, irrisa e dileggiata, per lasciare il posto alla ricerca sfrenata dell’edonismo, del successo a tutti i costi, del potere per il potere.
      Se, dunque, così è, se l’esempio di Francesco, grande Taumaturgo che tutto il mondo ama e ci invidia, non c’entra più nulla con la vita di tutti i giorni, con la nostra vita e con quella di chi ci sta al fianco, se la carità non ha più senso e spazio nella vita di quanti amministrano e gestiscono la cosa pubblica, che senso può avere la cerimonia di oggi?
      Che senso ha, per una piccola comunità come la nostra, per un modesto sindaco come il sottoscritto, offrire l’olio per continuare ad alimentare la fiammella della lampada votiva di San Francesco?
      Io credo che se vogliamo essere seri e responsabili fino in fondo soprattutto con noi stessi, da oggi in avanti dobbiamo alimentare e far crescere in ciascuno di noi una consapevolezza nuova da cui è necessario ripartire se vogliamo costruire una società più giusta, più coesa e più solidale.
      La Calabria, questa terra sofferente e povera, ultima in tutto, non può più continuare ad andare avanti così. Ce lo dicono i nostri figli che sono costretti ad emigrare di nuovo, ripercorrendo il cammino dei loro nonni e dei nostri padri.
      Ce lo ripetono le migliaia di padri e madri di famiglia che ogni giorno rischiano di perdere il loro posto di lavoro se non l’hanno già perso.
      Ce lo rammentano implorando le centinaia di uomini e donne costrette ogni giorno a vivere ai margini della società, per strada, senza una casa, senza una famiglia, chiedendo la carità e l’elemosina.
      Di fronte a questo grido di dolore e sofferenza che assume spesso i connotati drammatici della disperazione in una regione particolarmente povera come la nostra, occorre invertire la rotta.
      A San Francesco, che oltre ad essere patrono della Calabria è anche protettore dei marinai e dei naviganti, dovremo chiedere di indicarci quella giusta.
      L’olio che oggi offriamo ha senso e significato se servirà a tenere accesa in ognuno di noi e nelle nostre rispettive comunità la certezza e la speranza che anche in Calabria un cambiamento radicale è finalmente possibile.
      Che è possibile continuare a vivere in questa terra senza dover più partire, senza temere di dover morire di malasanità, senza più avere paura di essere vittime della ‘ndrangheta, senza continuare a sopportare vessazioni e soprusi di una politica clientelare e sprecona, distante mille miglia dai bisogni del’uomo e dai cittadini.
      Questo è l’impegno che noi oggi ci sentiamo di assumere, qui ed ora, di fronte al grande Santo di Calabria e che chiediamo di assumere anche ad ognuno di voi.
      Solo un impegno solenne, un impegno sincero e concreto, può rendere la cerimonia di oggi ricca di senso e di significato.
      A patto, però, che questo impegno sapremo mantenerlo ed alimentarlo ogni giorno.

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