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Sciopero del 6 settembre. L'intervento di Ernesto Cicero


Riceviamo e pubblichiamo
Leggendo l'appello del Sindaco del Comune di Aiello Calabro a proposito dello sciopero del prossimo 6 settembre non posso fare a meno di commentare.
A volte, nella vita, si ritiene doveroso ascoltare e non ribattere per evitare le solite sterili polemiche. Altre volte, invece, è altrettanto doveroso intervenire non fosse altro per sottolineare e far capire ad "alcune persone" che credono di poter sempre "recitare" che la commedia è finita.
E' il caso del Sindaco di Aiello che, anche questa volta ed in un momento di particolare importanza per la sopravvivenza (quella vera) del nostro Paese non perde occasione per "apparire" quale sostenitore dei diritti civili. Lo ha fatto per il Crocifisso da appendere nella "sua stanza"; lo ha fatto per il referendum sull'acqua pubblica. Anche oggi, dimenticando per un momento che da una vita vive di politica, si scaglia su questo attuale Governo (non a torto, questa volta) ed ancor di più su quello Regionale reo di aver abbandonato la "sua Calabria" e la sua amata Provincia al declino perenne.

A suo dire, quello che oggi resta di questa martoriata terra è solo frutto di questi ultimi Governanti. Ospedali mal funzionanti; disoccupazione alle stelle; sperpero di denaro pubblico; chiusura di alcune strutture locali con le dovute conseguenze occupazionali (leggasi Serra di Aiello); etc. etc.
Scioperare, quindi, il 6 di settembre è un dovere di noi tutti Cittadini a qualsiasi casta di lavoro si appartenga perché se l'intero Paese Italia è in difficoltà lo è certamente ancor di più il nostro SUD che se si trova, ormai, da decenni negli ultimi posti di qualunque classifica lo deve principalmente alla "grande capacità politica ed alta moralità" di tutte queste persone che con la politica e nella politica hanno trovato il loro "agio" e che oggi si accusano a vicenda.
Ormai da anni le retribuzioni dei lavoratori dipendenti crescono nel nostro paese al di sotto del livello d'inflazione.
Dove sarebbe finito il nostro Paese senza il contributo di responsabilità dato dal mondo del lavoro dipendente nel momento in cui sono venuti al pettine i nodi di una serie infinita di "disinvolture"?
Scioperi al minimo storico e retribuzioni in ritardo rispetto alla velocità dei prezzi non possono coabitare all'infinito.
Lo dice il buon senso e lo insegna l'esperienza.
Il Sindacato, quello con la S maiuscola, non deve dipendere dalla politicante tantomeno da una certa politica opportunistica. Il sindacato (speriamo quello unitario) è il solo ed unico riferimento dei lavoratori. Tutti i lavoratori.
Cipputi, come spesso si diceva, la sua parte l'ha fatta. Non converrebbe proprio fargli perdere la pazienza.
Sosteniamo, pertanto, il 6 settembre i nostri diritti e principalmente il futuro dei nostri figli sostenendo il sindacato.
Ernesto Cicero

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