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Un saluto per zio Mimì, Domenico Medaglia

Zio Mimì seduto con Ravel
AIELLO CALABRO Cs – Zio Mimì, come voleva essere chiamato, si è congedato da questa vita terrena nella mattinata di venerdì 29 luglio, all’Ospedale di Paola, nella città di San Francesco, dove era stato ricoverato la sera precedente.
Ha chiuso la parabola della sua vita all'età di 95 anni. Una vita dedicata alla famiglia, ed all’insegnamento. Ed alla poesia, soprattutto dialettale. “Cordiale nei suoi modi signorili, elegante nei termini e nella spontanea raffinatezza di stile, affettuoso e sempre disponibile”. Così lo definisce Rosanna Lepore in uno scritto sulla sua poesia.
Maestro elementare per tantissimi anni, classe 1916, Domenico Medaglia, oltre che poeta, era una persona al passo con i tempi. Amava le nuove tecnologie, e se la cavava egregiamente con la navigazione in rete. Una peculiarità che lo aveva reso protagonista di una bella trasmissione televisiva, proprio sul rapporto tra anziani ed internet, andata in onda tempo fa su SAT 2000. In quella occasione, zio Mimì aveva raccontato per la trasmissione “Formato famiglia” all’inviato Emilio Ravel (giornalista, autore televisivo italiano, uno dei pionieri della televisione in Italia) di come aveva iniziato, all’età di 84 anni, a smanettare col computer per collegarsi alla Rete e comunicare con figli, parenti ed amici.
La cerimonia funebre sarà oggi pomeriggio, alle 17, nella chiesa della Madonna delle Grazie, dove la comunità Aiellese che ha stimato e ben voluto Domenico Medaglia lo saluterà per l’ultima volta.


Per ricordarlo, qui di seguito, pubblichiamo una delle sue poesie che più ci piacciono.

Poesia - Juochi bielli 
di Domenico Medaglia 
Ccu lu sule o ccu llu friscu,
allu largu e San Franciscu,
jocan tanti quatrarielli,
piccirilli e grandicielli;
su ' nna frotta e gridazzari,
cum 'e loru un cce su ' pari
O de sira o de juornu,
fanu chiassu ntuornu ntuornu.
Fanu tanti juochi bielli:
a scappare cum’ acielli,
all’ammuccia sutt’u muru,
strittu all’ uocchi u maccaturu.
Io me scialu a lli guardare,
ccu na voglia de penzare
ca quand 'ere piccirillu
io jocave allu stirillu
alla palla e ' pezza e' lana
ca zumpave cumu a rana;
allu strumbulu, allu rullu
alle stacce ccu llu zullu.
Quandu pue ere maturu
io jocave a battamuru
ccu tri sordi e nna rimella.
Chilla vita ere cchiu bella!
Vita bella de quatraru,
sempre lustra cumu u faru.
Ohi cchi tiempi, e cchi etate,
senza viernu e sempre estate!
Mue ca signu allu tramuntu,
a vecchiaia a cchine a cuntu?

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