Navi dei veleni? Fantasie ambientaliste

Fonte: Blog Scirocco e Mezzoeuro
di Francesco Cirillo
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin? Uccisi per una questione di donne! Natale de Grazia? Morto per un indigestione! La Jolly Rosso? Trasportava Baci Perugina! I rifiuti nella valle dell’Oliva? Qualche frigorifero e lavatrice buttati lì dagli stessi amantani! La Cunsky, l’Ivonne e la Sporadis? navi usate da Fellini per i suoi film! Il pentito Fonti? Un visonario che farà uso di LSD! gli ambientalisti?   guerrafondai! i giornalisti di inchiesta? avvoltoi che scrivono per vendere libri! E’ sarcasmo questo? No è quanto davvero pensano i grandi rassicuratori regionali dopo aver letto la richiesta di archiviazione emessa dal procuratore aggiunto della Procura di Catanzaro Giuseppe Borrelli. La prima risposta a caldo viene da Alfonso Lorelli del Comitato De Grazia, che da insigne professore studioso di letteratura classica ci ricorda Tucidide. “La povera gente come noi, – scrive Lorelli – che si batte a mani nude per conoscere la verità su problemi enormi come l’affare nucleare, viene sempre zittita attraverso una vasta ed incontrollabile organizzazione dei poteri forti e coalizzati operanti in silenzio, che comprende sia la manipolazione dell’informazione che la somministrazione di una verità ufficiale le cui fonti di prova sono sempre sottratte ai cittadini. Come scrisse Tucidide, 2400 anni fa, “il mondo è retto dagli arcana imperii… alcune verità vanno nascoste al popolo nel superiore interesse del Principe….”. Ha colto nel segno Lorelli, ed ha sintetizzato bene il momento che viviamo. Il rischio che una verità, anzi tante verità, vengano definitivamente sepolte con dieci paginette di una richiesta di archiviazione.
Dovremo aspettare cosa deciderà il Gip a proposito, ma non ci illudiamo. Siamo abituati in Italia a queste operazioni. Lo siamo dalla strage di Piazza Fontana , dove ci fecero credere per diversi anni che la strage era stata compiuta dagli anarchici. E per anni subì la carcerazione e la continua persecuzione un anarchico come Pietro Valpreda, mentre l’amico Pinelli venne scaraventato giù da una finestra della Questura. Fu un suicidio ci dissero. Come ci dissero che era un terrorista Peppino Impastato. Ucciso dai clan palermitani e messo su un binario della ferrovia. Ci vollero anni per scoprire che era stato un omicidio. E ci volle la testardaggine della madre a scoprire la verità. Sulla strage di Ustica non sappiamo ancora niente. Ma ci vollero anni per stabilire che era stato colpito da un missile. Per anni ci dissero che era stato un incidente. Ci vorranno ancora anni per accertare che sono stati i francesi che sbagliarono obbiettivo , pensando di colpire l’aereo di Gheddafi.  Come ci dissero che fu un incidente  la morte di Mattei. Come fu un incidente la morte dei cinque anarchici calabresi investiti da un camion davanti l’abitazione del principe nero Julio Valerio Borghese. Potrei continuare per pagine e pagine, riscrivendo la storia dell’Italia, degli italiani, dei nostri governanti passati  e presenti , del ruolo dei servizi segreti, del ruolo che hanno certi procuratori al servizio delle verità di Stato, degli “arcani imperi” come scrive Tucidide.

E di servizi segreti ne parla proprio Giuseppe Bellantone ex comandante della capitaneria di Porto di Vibo Valentia, presente allo spiaggiamento della Jolly Rosso,sulla spiaggia di Formciche, il 14 dicembre del 1990, interrogato dal Presidente commissione rifiuti , Gaetano Pecorella, l’8 marzo scorso.  Alcune sue dichiarazioni sono sconcertanti, così come lo furono quelle di Moschitta e Scimone sul caso De Grazia. Bellantone prima si nasconde dietro tanti “non ricordo” , poi pressato dalla commissione comincia a far affiorare qualcosa dalla sua mente. Per esempio quando ammette che nessuno gli chiese, da parte della Procura di Paola e dei carabinieri di fare particolari accertamenti sul contenuto della nave . Bellantone dice:  “Se qualcuno avesse voluto un mio intervento, me lo avrebbe detto.  Quando la nave era lì, io comunicavo con la magistratura e con tutti, ma nessuno mi ha mai detto di fare accertamenti particolari su altre questioni, o di indagare. Nessuno mi ha mai rivolto una richiesta del genere. Certamente, se qualcuno mi avesse appoggiato su questioni fuori dalle mie competenze, io avrei potuto verificare molte altre cose, che invece in quelle circostanze non vedevo, perché nessuno mi diceva di approfondire. Dunque, io ho fatto la mia inchiesta. Quello che dovevo fare, l’ho fatto, e la cosa finiva lì “. E Pecorella insiste . “Senta io sono veramente sorpreso. Leggo testualmente dalle sue dichiarazioni: «Preciso che solo successivamente, riflettendo su quanto accaduto, misi a fuoco la circostanza che alcuni dei documenti di cui sopra facevano riferimento alla radioattività. Ciò accadde precisamente in seguito alla visita presso la Capitaneria di porto di Vibo Valentia del dottor Neri, oggi presente, del maresciallo Scimone» – che lei oggi dice di non aver incontrato – «e del compianto capitano De Grazia». E qui descrive che il capitano De Grazia le mostrò i documenti fatti come «triangoli» eccetera, e lei ricordò che erano sulla nave e così via.” Bellantone risponde di non conoscere quel verbale adducendo dubbi sulla sua compilazione da parte del dott. Neri , Procuratore di Reggio Calabria che indagava sulle navi affondate in Calabria. Poi si trincea dietro non ricordo.
Ma pressato dalla Commissione Bellantone comincia a ricordare qualcosa. Per esempio ricorda di aver avuto contatti con De Grazia e dice : “ Io ho sempre detto che la morte di De Grazia è rimasta senza alcuna spiegazione. Il capitano De Grazia era sano come un pesce e non aveva mai avuto problemi. Il primo ad avere la notizia della sua morte sono stato io, e quindi sono il primo ad essere rimasto male. Non me la spiego nemmeno adesso. Prima che De Grazia partisse per quel viaggio, ci eravamo sentiti e io gli avevo chiesto se era preoccupato. Lui mi disse di no e che in quel viaggio avrebbe dovuto esserci anche il dottor Neri. Io gli raccomandai di stare attento, perché sapevo che la questione era delicata, anche perché lui ogni tanto me ne parlava. Poi è successo quello che è successo". 
Così come ricorda che attorno alla nave ci fu un via vai continuo di gente che saliva e che scendeva, di camion che trasportavano rifiuti, di mancati controlli, che andrebbero tutti approfonditi in una inchiesta che nessuno al momento vuole più fare, considerando chiuso il caso. La richiesta di archiviazione  del Procuratore Borrelli, non si accolla del lavoro che la commissione rifiuti sta facendo, e delle centinaia di ore di registrazione che ha a suo carico da diversi anni, di testimoni giunti da ogni parte dell’Italia. Persone che hanno detto tanto sulle navi affondate, sul lavoro svolto da persone come il capitano De Grazia che nelle dieci paginette non viene minimamente citato. La richiesta di archiviazione sembra scritta sulla Nave Oceano. Tutto proviene da quella settimana di lavoro, costata  345 mila euro . Lavoro che è consistito solo nello scandagliare quel pezzettino di tirreno davanti Cetraro riportando coordinate peraltro in contrasto con le altre prese dalla Coopernaut.  Quella nave è il Catania, scrive il procuratore Borrelli, e nessuno lo mette in dubbio, ma nessuno esclude che a solo qualche centinaio di metri vi possa essere una nave affondata dal pentito Fonti o chi per esso. D’altra parte basterebbe leggere ciò che scrive la Capitaneria di Porto  di Reggio Calabria riguardo ad una quarantina di navi affondate lungo le coste calabresi e non rientranti in alcun censimento. Ciò non vuol dire che siano tutte navi tossiche, ma che non sono censite.
Buon senso avrebbe voluto che una nave giunta sul tirreno per valutare la presenza di navi tossiche facesse un lavoro ad ampio raggio censendo tutto ciò che vi è nei fondali calabresi. Sarebbe costato un poco di più di sicuro, ma alla fine tutto il lavoro finito sarebbe stato scientificamente perfetto al di là delle dichiarazioni di un pentito come Fonti, al quale tutto si chiede meno come facesse a sapere delle tre navi e della presenza di fronte a Cetraro di una nave affondata, se pur nella prima guerra mondiale. Fonti è un subacqueo ? Un esperto di  battaglie navali ? Uno studioso della 1 guerra mondiale ?  L’archiviazione peraltro smentisce tutto il lavoro fatto, non da alcuni giornalisti d’inchiesta  e da ambientalisti, ma delle Procure di Reggio Calabria nella persona del procuratore Neri , dalle capitanerie di porto di Vibo e di Reggio Calabria, dal pm Francesco Greco che fu il primo a sviluppare un lavoro serio sulle navi dei veleni, la Jolly Rosso in particolare e poi quella davanti a Cetraro, per poi ritrattare clamorosamente tutto il suo stesso lavoro, dal capitano De Grazia, dall’ex assessore all’ambiente della regione Calabria Silvio Greco che attivò subito le ricerche tramite la nave Coopernaut, e  per ultimo dal procuratore capo del Tribunale di Paola Bruno Giordano. Senza togliere il lavoro d’inchiesta fatto per decenni dalle associazioni ambientaliste quali Greenpeace, Legambiente e  WWF. Lavoro di anni ed anni , inficiato e incredibilmente buttato a mare in dieci paginette.  Così come viene buttato a mare , ed è il caso di dirlo, ciò che vide il tecnico della Coopernaut Giuseppe Arena. A pag.8 della richiesta di archiviazione, il procuratore Borrelli, a proposito della stiva piena di fusti, vista da Arena e poi negata dallo stesso, si riferisce alla commissione d’inchiesta scrivendo testualmente : “ analoghe dichiarazioni sono state rese,in maniera anche esplicita, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti”.

Andiamo a leggere queste “dichiarazioni rese in maniera esplicite”, che piuttosto,  sembrano fatte in maniera contraddittoria. Giuseppe Arena parla esplicitamente di una stiva piena di  sedimenti. Quindi la stiva non era vuota come sostenuto dal tecnico della Nave Oceano. Questo il passaggio:

“PRESIDENTE. Posto che le stive fossero piene, i sedimenti – sappiamo tutti che cosa sono – si appoggiano sul fondo. Comunque, per intenderci, siccome su questo punto ci sono notizie controverse, quando lei parla di una stiva che aveva dei sedimenti, anzi erano due le stive, lei le ha viste entrambe…

GIUSEPPE ARENA, Amministratore unico della società Arena Sub. No, ne ho vista soltanto una. Comunque, abbiamo guardato appena all’interno della seconda, giusto per capire di che…

PRESIDENTE. Era piena, nel senso che i sedimenti o qualunque cosa fosse riempivano completamente la stiva, o solo la parte…

GIUSEPPE ARENA, È una bella domanda la sua. Ripeto, al momento in cui ci siamo affacciati, come si evince anche dal filmato che lei sicuramente avrà visto, abbiamo notato i sedimenti , a livello di coperta. Tuttavia, non me la sento di dire con certezza assoluta che la stiva fosse piena.

PRESIDENTE. Era piena la stiva?  GIUSEPPE ARENA  . No, non mi sento di dirle che era piena. Sicuramente bisognerebbe fare una più approfondita indagine. Quello che ho visto, guardando subito dopo la murata, come si vede dal filmato, sono dei sedimenti presenti fino alla profondità di campo illuminata dai fari. Al di là, a 450 metri di profondità, non si riesce a vedere.

Insomma i sedimenti c’erano ma la stiva non era piena ? Vi sembra una dichiarazione esplicita questa ? E poi il presidente Pecorella chiede se lui avesse rilasciato un intervista al settimanale Espresso. Arena nega in parte che fosse stata un intervista , ma piuttosto una “chiacchierata” . Il presidente Pecorella chiede chiarimenti a proposito della dichiarazione fatta all’Espresso sui fusti (  «La nave che ho ispezionato aveva due stive ed erano piene, tanto che un pesce cercava di entrare e non riusciva»)  e Arena così risponde :“Ho detto che le stive sembravano piene e che c’è anche il pesce posato sopra” .Se una stiva si riempie di sedimenti vuol dire che è anche possibile che in quella stiva ci fosse qualcosa.  Il Procuratore Borrelli , infine riporta la dichiarazione di due pescatori della zona che affermano che le reti si rompevano in quei punti già da 45-50 anni , per cui la nave era lì da moltissimi anni e non dall’anno dell’affondamento detto dal pentito Fonti. Ma perché non ascoltare il giornalista Riccardo Bocca che a sua volta aveva registrato le dichiarazioni di Arena ? Falsità del giornalista quindi ? Perché non aprire , allora, un procedimento su di lui per diffamazione ?  Nella richiesta di archiviazione si parla anche della lunghezza della nave. Il procuratore Borrelli scrive  “ che il relitto ispezionato dalla mare Oceano misura 103 metri, mentre la lunghezza del piroscafo Catania è indicata nel sito Miramar Ship Index in 95,8. La differenza tra la lunghezza di 103 mt e quella di 101,50 mt appare invece ben spiegabile con un imprecisione nella scansione e con eventuali fratture dello scafo quali effettivamente sembrano evidenziarsi dalla scansione tridimensionale “.

Insomma la misura della nave non è un dato scientificamente certo in quanto si parla di “eventuali fratture”. La nave trovata nel 2006 dal Pm Francesco Greco misurava 126 metri. Il ROv inviato dalla regione Calabria il 12 settembre del 2009 indicava una lunghezza di 116. Differenze quindi sostanziali che non possono essere spiegate con una “eventuale frattura” della Catania. Così come le coordinate . Fra quelle del registro navale e quella della Mare Oceano c’è una differenza di 3,8 miglia nautiche, che vogliono dire ben 7 chilometri. Vi è di conseguenza il ragionevole dubbio che le navi potessero essere due ?  E sempre a proposito di fondali marini e sedimenti, la richiesta di archiviazione non dedica neanche un rigo alla famosa ordinanza di divieto di pesca fatta dalla capitaneria di Porto di Cetraro. In quell’ordinanza, è bene ricordarlo agli smemorati, la n. N° 03/2007, così recitava.  “Il Capo del Circondario Marittimo e Comandante del Porto di  Cetraro: VISTA la nota prot. n° 04.02.6748 del 10.04.2007 con la quale la Direziona Marittima – 5° C.C.A.P. di Reggio Calabria ha fatto pervenire la comunicazione della Procura della Repubblica di Paola relativa ai risultati di campionamenti di sedimenti marini a profondità compresa tra i 370 metri e i 450 metri nelle acque antistanti i Comuni di Belvedere M.mo (CS) e di Cetraro (CS) nelle zone di mare indicate nell’articolo 1 della presente ordinanza;

VISTI i risultati delle predette analisi che hanno evidenziato il superamento del valore di concentrazione soglia di contaminazione (CSC) nei predetti sedimenti marini, relativamente all’arsenico (area 1 e 2) e al cobalto (area 2), nonché un valore molto alto per l’alluminio e valori del cromo di attenzione nelle aree 1 e RITENUTO necessario disporre misure immediate per eliminare gli effetti della presenza di tali sostanze, al fine della tutela della pubblica e privata incolumità…..ORDINA Con decorrenza immediata e fino  a nuova disposizione è vietata l’attività di pesca a strascico nelle due aree sotto indicate e riportate nell’allegato stralcio di carta nautica, parte integrante della presente ordinanza.

Nell’archiviazione non si parla dell’ordinanza di divieto di pesca ma se ne parla indirettamente ed in materia contraddittoria, quando proprio nell’ultima pagina si parla della presenza di tracce di Cesio 137 (prodotto che proviene dalle centrali nucleari quindi altamente radioattivo) . Qui il procuratore Borrelli scrive che “ a proposito delle lievi tracce di CS137 rinvenute, ha evidenziato come la presenza di tale radionuclide nelle matrici ambientali “ è di sovente rilevata”. Quindi le tracce ci sono e dove sono state trovate se non nell’area controllata dalla Mare Oceano ? Tanto è vero che i pesci prelevati nell’area sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico di Portici che all’interno dei quali ha trovato la presenza di metalli che però scrive nell’archiviazione “ non sono superiori ai limiti previsti dalla direttiva 2000/60/CE emanata dal parlamento Europeo “. Sappiamo come funzionano queste direttive. Si tengono alti i limiti  altrimenti dovrebbero vietare tutto il pescato del mediterraneo pieno di fogne, metalli pesanti, arsenico, cesio e chissà quant’altro.

Ed ecco subito all’attacco i rassicuratori.  Non aspettavano altro. Si sono subito riuniti a Cetraro il 31 marzo scorso per organizzare, dicono,  un rilancio della costa tirrenica, sollecitati dal direttore del quotidiano Calabria Ora, Piero Sansonetti, che dopo aver cercato di riabilitare con un convegno i fascisti della rivolta di Reggio Calabria , insieme al governatore Scopelliti, adesso vuole riabilitare la costa tirrenica “dalle falsità e bugie a mezzo stampa” . Tutti insieme , i rassicuratori organizzeranno un mega convegno nel mese di maggio, dal gruppo subacqueo paolano, agli albergatori, ai pescatori , agli imprenditori e naturalmente da tutti i sindaci ed amministratori vari provinciali e regionali se non nazionali a questo punto come la Ministro Prestigiacomo. Dovranno dimostrare che qui è tutto pulito;  che non ci sono navi affondate; che non ci sono depuratori che vanno in tilt a Scalea e Santa Maria del Cedro, come dimostrato dal recente rapporto della Legambiente ;  dovranno dimostrare , anche,  che qui non ci sono cosche ‘ndranghetiste che gestiscono i traffici della droga, dell’usura, delle tangenti, e che Cetraro che ha avuto un mese fa, una quarantina di arrestati come appartenenti alla cosca Muto, è un paesino tranquillo. A questo punto potrebbero far intervenire anche il “Re del pesce”, che ha querelato il pentito Fonti sentendosi diffamato dalle sue affermazioni sul suo coinvolgimento nell’affondamento delle navi, dal momento che è stato definitivamente prosciolto nella richiesta di archiviazione. Ma il convegno potrebbe andare ben oltre, “già che ci siamo” come si usa dire. Potrebbe tranquillizzare l’opinione pubblica del tirreno riguardo ai centomila metri cubi di materiale tossico ritrovato , attraverso i carotaggi lungo il fiume Oliva, asserendo che trattasi di materiale normale. Così come la radioattività riscontrata nella cava lungo il fiume Oliva è normale e naturale. Anche i malati di tumore nella costa tirrenica, qualche migliaio, si potrebbe dire che quel tumore lo hanno preso in gita a Porto Marghera a Venezia, o all’ILVA di Taranto, o con le radiazioni venute da Cernobyl e recentemente da Fukushima  . Potrebbero anche dire, “già che ci siamo” che le centinaia di morti di tumore alla Marlane di Praia a Mare sono dovuti al fumo di sigarette, essendo tutti ex fumatori, e potrebbero anche dire “già che ci siamo “ che la famiglia di Antonella Politano di Paola,   sterminata dai vapori di una centralina elettrica posta di fronte a casa sua, è morta per le verdure che mangiavano. Rassicuriamo tutti, seppelliamo le verità insieme ai rifiuti tossici, tanto nessuno potrà mai dimostrare, cosa c’è a 500 metri di profondità. La ‘ndrangheta ha vinto, questo possiamo dirlo. Ha vinto perché ha dimostrato che questo lavoro sporco si può fare ed è più redditizio di qualsiasi altro lavoro. Basta andare in Bangladesh, come hanno dimostrato in un servizio televisivo “ le Iene” ( pensate chi fa le inchieste serie ! ndr)  e registrare o comprare qualsiasi nave e rimetterla  di nuovo in mare o destinare  alla demolizione . Dopo di che , si affonda  la nave piena di rifiuti tossici in qualche parte del mondo e se questa viene cercata, la ritroveranno iscritta nei registri in Cina ed in Bangladesh. Non ci aveva pensato nessuno!


Video sulla Jolly Rosso aggiunto il 14 aprile 2011 (inedito)

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