Passa ai contenuti principali

NAVI DEI VELENI. Chiesta l'archiviazione Caso chiuso: la Cunski affonda tra le carte

Fonte Il Manifesto dell'1 aprile 2011 - di Andrea Palladino
Dieci pagine per porre fine alla vicenda del relitto di Cetraro. Sono firmate dalla Dda di Catanzaro, che il sette marzo scorso ha chiesto al Gip di archiviare definitivamente il caso. Francesco Fonti si è inventato tutto e nei mari di Calabria non vi è nessuna nave chiamata Cunski, carica di fusti radioattivi, scrivono il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e il sostituto Alfonso Lombardo. Caso chiuso, dunque, e questa volta con l'ufficialità della giustizia.
In Calabria c'è chi si prepara ora alla seconda fase, quella della vendetta. Guai a chi ha sostenuto la battaglia per la verità sul traffico delle scorie, uccidendo il turismo, fonte principale di reddito per la costa del cosentino. In prima fila nella battaglia c'è Calabria Ora, guidata da Piero Sansonetti. «C'è anche chi si è arricchito scrivendo libri su tali fandonie - commenta Guido Scarpino sull'edizione dello scorso 27 marzo - e chi, ancora più furbo, senza arte né parte, ha raccolto premi immeritati diventando personaggio mediatico». Un riferimento, probabilmente, al Comitato Natale De Grazia di Amantea, che pochi giorni fa ha ricevuto il premio Borsellino. La caccia, insomma, è iniziata.
Occorre però leggere con attenzione le pagine della richiesta di archiviazione presentata dalla magistratura e, soprattutto, inserire questa decisione nel complesso e drammatico quadro della storia delle navi dei veleni. La ricostruzione dei magistrati si basa esclusivamente - stando alla richiesta presentata al Gip - sull'indagine svolta dal Ram, ovvero il Reparto ambientale marittimo. Con un unico obiettivo: la nave indicata da Francesco Fonti è una nave dei veleni? La risposta è nota, si trattava in realtà di un piroscafo affondato nella prima guerra mondiale. I Ram nella presentazione dei risultati della ricerca fatta nell'ottobre del 2009 dalla Mare Oceano al largo di Cetraro ci misero anche un tocco di ironia, mostrando la foto del capitano del sommergibile tedesco autore dell'affondamento. Ecco il vero colpevole, spiegarono.
La chiusura dell'inchiesta pone anche una pietra tombale sul metodo d'indagine che costò la vita al capitano Natale De Grazia, l'ufficiale delle Capitanerie di Porto che per primo, nel 1995, indagò sulle navi a perdere. De Grazia aveva intuito la chiave di questo tipo di indagini. Partire dal relitto per poi descrivere i traffici dei veleni e delle scorie radioattive è una strada che rischia di non portare da nessuna parte: se non c'è il relitto tutto si ferma. De Grazia partiva nelle sue indagini da un accurato lavoro di intelligence sulle rotte, analizzando le caratteristiche delle navi affondate nel Mediterraneo. E, da investigatore di razza, cercava di sviluppare i contatti con fonti riservate, ricostruiva il contesto, tracciava le relazioni tra i diversi trafficanti, non solo di rifiuti. Nella stanza che occupava a Reggio Calabria la parete era occupata da una cartina d'Italia, con i punti di affondamento e i percorsi via terra. Morì - in circostanze considerate ancora oggi sospette - mentre era in viaggio verso La Spezia, dove - secondo alcune ricostruzioni più recenti - avrebbe voluto incontrare un informatore molto importante.
C'è un punto chiave che viene glissato, evitato nella richiesta di archiviazione per il caso Cetraro: esiste un problema di inquinamento in quelle acque? La risposta non può che essere positiva, almeno secondo le uniche analisi note. Nel 2006 l'Arpacal - su richiesta della magistratura di Paola - fece un'indagine sulla qualità delle acque al largo della costa cosentina. Tre punti - a ridosso del luogo indicato da Francesco Fonti - risultarono contaminati da metalli pesanti, tanto che ne scaturì un'ordinanza di interdizione della pesca. Nell'agosto del 2008, però, l'ordinanza viene ritirata, nonostante altre analisi effettuate sempre dall'Arpacal avessero confermato i valori riscontrati due anni prima. Non solo. La Procura di Paola aveva chiesto di approfondire il quadro, di stabilire se esistessero radionuclidi artificiali nel pesce, visto che l'Arpacal aveva documentato la presenza di Cesio 137. Nulla venne fatto.
«Se non si trova un relitto, non esiste il fatto», commentano informalmente dal Reparto ambientale marittimo, considerato reparto di eccellenza delle Capitanerie di porto, mettendo la parola fine - dal punto di vista del Ministero dell'Ambiente - alla vicenda.
Come in tutte le storie di navi e di traffici la verità difficilmente viene a galla. C'è un punto nella vicenda di Cetraro che nessuno ha finora verificato. La localizzazione del relitto arrivò da fonti confidenziali, da pescatori che sostenevano di aver visto, in quello spazio di mare, affondare una nave. La presenza del Catania era nota, in un punto distante circa sette chilometri. Ora gli ufficiali del Ram sostengono che quel piroscafo è stato affondato in realtà dove doveva essere il relitto indicato da Fonti. Rimane una domanda finale: qualcuno ha verificato - anche con un semplice sonar - se sul punto dove doveva essere il Catania - secondo i registri nautici - non vi sia nessun relitto? Questa sarebbe stata senza dubbio la prova che avrebbe fugato ogni ragionevole dubbio. Prova che nel fascicolo non c'è.

Commenti

Posta un commento

Salve. Grazie per il commento.
Il curatore del Blog fa presente che non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori. I commenti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o contenenti dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy, verranno cancellati.

Post popolari nell'ultima settimana

Riforma elettorale. Dibattito ad Aiello il 27 luglio 2026

  Confronto pubblico e riflessione istituzionale su uno dei temi centrali del dibattito politico nazionale. Lunedì 27 luglio , a partire dalle ore 18:00, a piazza Plebiscito ad Aiello Calabro si terrà l’incontro dal titolo: « L’Italia si merita questa riforma elettorale? ». L’iniziativa intende approfondire i contenuti, gli impatti e le prospettive della proposta di riforma elettorale in discussione, avvalendosi del contributo di esponenti del mondo politico, sindacale, accademico e dell’informazione. Al dibattito partecipano: Luca Lepore, sindaco di Aiello Calabro, Antonlivio Perfetti, giornalista, Franco Iacucci, già Consigliere Regionale, Walter Nocito, docente UNICAL, Roberto Castagna, già Segretario Generale UIL Calabria e Enzo Paolini, presidente Comitato per la Costituzione di Cosenza. I lavori saranno moderati da Tonino Simone. Gli interventi e il dibattito si concluderanno con il contributo dell’On. Sandro Principe, sindaco della città di Rende.

Aiello Calabro celebra la “Festa della Famiglia” 2026 in ricordo di Suor Maria. Una giornata di condivisione, fede e divertimento in montagna

  Torna l’appuntamento con la comunità e le tradizioni locali. Il prossimo 26 luglio 2026, in località Casellone di monte Faeto, si terrà la “Festa della Famiglia”, un appuntamento di valore sociale e spirituale organizzato in ricordo di Suor Maria, figura indimenticata e da sempre legata a questa ricorrenza. L’iniziativa nasce dalla sinergia tra le principali realtà del territorio: l’ANSPI di Aiello Calabro, l’Amministrazione Comunale, la Pro Loco, l’associazione “Noi Futuro”, il Centro Anziani e la Compagnia Teatrale Aiellese. Una collaborazione corale pensata per offrire a tutte le famiglie un’occasione speciale di incontro, serenità e riscoperta della vita all’aria aperta. Il Programma della Giornata | La giornata prenderà il via fin dal mattino per poi proseguire con un ricco programma di attività: Ore 10:00 – Raduno dei partecipanti in montagna (zona Casellone). Ore 11:00 – Celebrazione della Santa Messa all’aperto. Ore 13:00 – Pranzo conviviale insieme a tutta la comunità. ...

Il Cammino di Tarquinia. Comunicazioni del 22 luglio 2026

  IL CAMMINO DI TARQUINIA Nei mesi scorsi avevamo lanciato la proposta di svolgere il cammino il 26 luglio 2026, giorno dei Santi Anna e Gioacchino (genitori di Gesù). Si tratta di una data fortemente simbolica, che richiama il 26 luglio 1667, quando Tarquinia Ferrise portò le reliquie di San Geniale da Amantea ad Aiello. In alternativa, si era ipotizzato il 25 luglio (San Giacomo). Entrambe le date, cadendo di sabato e domenica, avrebbero garantito una maggiore disponibilità di partecipazione. Tuttavia, le temperature estive attuali sconsigliano vivamente di intraprendere a luglio un percorso di oltre 20 km. Nel 1667, secondo i dati storici e climatologici, le temperature erano decisamente più fresche: tra il 1645 e il 1715 si verificò infatti il cosiddetto Minimo di Maunder all’interno della Piccola Età Glaciale, un periodo di ridotta attività solare che garantiva estati meno torride di quelle odierne. Il tragitto affrontato dagli Aiellesi dell’epoca fu quindi percorso con un cli...