Futuriamo il futuro. Una proposta per il “Reddito minimo garantito” ai giovani

Da Tonino Simone, del Comitato promotore, riceviamo e pubblichiamo il comunicato seguente che tratta del salario minimo garantito. Come ci ha anticipato T. Simone, sull’argomento ci saranno una serie di incontri, ad Amantea e Aiello, ed in molti altri paesi della provincia, ed una contestuale raccolta di firme per fare diventare la proposta una legge regionale di iniziativa popolare.
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di Tonino SimoneNascente Associazione culturale “Futuriamo il futuro”
Tra le tante piaghe sociali che il nuovo millennio sembra propinare al vecchio continente e, quindi, anche all’Italia dei nostri tempi, v’è la disoccupazione giovanile e, quindi, la mancanza di prospettive occupazionali e di vita per un futuro come meglio si può.
Le nuove generazioni, ovvero, i figli dei nostri tempi, relativamente alla questione del lavoro, scontano ingiustizie sociali che non gli appartengono delle quali, loro malgrado, sono le vittime sacrificali ed innocenti. Da decenni la nostra classe dirigente e di governo con irresponsabile cinismo, ha caricato sui giovani le loro irresponsabilità e le loro stesse inadempienze circa la mancanza di politiche e scelte per l’occupazione ed il lavoro pieno e sicuro, affinché i giovani stessi, potessero vivere da persone libere ed indipendenti il proprio futuro.

La collettività e, quindi anche i giovani, deve sapere che la mancanza di occupazione e di lavoro inficia in modo irreversibile anche un diritto inalienabile, perché divino, come il diritto alla sussistenza, il diritto di vivere la propria individualità fisica, sociale, morale e materiale in quanto esseri viventi. Sicché, non è affatto inverosimile circostanziare il fatto che, per la prima volta nella storia del nostro paese, l’ultima generazione (i giovani di oggi), sconta un percorso di benessere alla rovescia rispetto a quello dei propri padri, rispetto ai livelli di benessere e sicurezza occupazionale della generazione precedente. Già: diritto alla vita uguale diritto al lavoro quale paradigma dei nostri tempi e dei nostri mali sociali! Diritto al lavoro uguale diritto alla vita quale nesso vincolante a rispetto della dignità individuale, a rispetto della libertà soggettiva e personale, a rispetto della difesa della democrazia. Il dilemma che si sta propinando oggi alla società civile e, specie, ai giovani del nostro paese è: il dilemma di un futuro inesistente, nelle migliori delle ipotesi incerto e notevolmente precario. È il dilemma della quasi certezza della perdita di garanzie faticosamente conquistate in passato, anche in merito a diritti persino tutelati dalla nostra Carta Costituzione, compresa quella morale e materiale. Va da sé che, in questo mare magnum della disgregazione sociale, necessita aprire più che mai gli occhi e volgere lo sguardo il più lontano possibile prima che sia troppo tardi. Spetta soprattutto ai giovani, agli uomini del domani, al futuro della nostra società, prendere coscienza dei loro stessi problemi ed incominciare a far sentire, ovunque, aneliti di speranza, porre le condizioni per appalesare germogli di iniziative circa la rivendicazione del diritto di vivere un futuro certo e migliore rispetto a quello che ad essi si prospetta. La Calabria ed il nostro territorio tutto, in merito al problema della disoccupazione, ed in particolare a quella giovanile, sconta una emergenza grave, anzi gravissima, non solo nel contesto nazionale ma anche europeo.
In ambito nazionale i giovani privi di occupazione sono il 30% della forza lavoro, in Calabria si arriva a più del 50%. Dato statistico tragico che di per sé da lettura inequivocabile della drammaticità del problema. Problema che ha riflessi funesti anche sotto il profilo economico, di crescita e di sviluppo sociale. Verosimilmente i fenomeni e le politiche recessive che stanno dilaniando la nostra economia non sono affatto avulse ed al riparo dal fenomeno della disoccupazione giovanile e dai problemi che tale questione travasa nei meccanismi della pianificazione e/o non pianificazione del welfare e dei meccanismi di produzione. In sostanza è tempo che si capisca fino in fondo che il futuro di una democrazia dipende anche dal futuro che si saprà dare alle giovani generazioni, punto e basta. In ambito provinciale, in questi giorni sta crescendo una maggiore consapevolezza verso il problema questionato, anche in virtù di una serie di iniziative che hanno avuto come oggetto un disegno di legge regionale di iniziativa popolare circa l’istituzione di un “Reddito minimo garantito”. Ovvero reddito di cittadinanza per ridurre la piaga della disoccupazione, per ridurre la disuguaglianza, per favorire la mobilità sociale, per sostenere l’economia. Tutto ciò in fede al principio illuminista delle pari opportunità, nell’ideale del solidarismo riformista, del laicismo socratico e cattolico.
Reddito minimo garantito da finanziare attraverso una tassa sui grandi patrimoni, sulle rendite e le transazioni finanziarie: una tassa del 5‰ sui patrimoni superiori a 3 milioni di euro aumenterebbe le entrare erariali di 10,5 milioni di euro, la tassazione delle rendite al 23%, in linea con quella dei grandi paesi europei, consentirebbe un introito di 2 miliardi di euro, la tassazione dello 0,05% sulle transazioni finanziarie internazionali, oltre che contrastare la speculazione, solo all’Italia garantirebbe 4 miliardi di euro, può contribuire a ridurre le disuguaglianze e la povertà, a rendere meno immobile il nostro paese, a sostenere l’economia. Reddito da corrispondere per la durata di tre anni a migliaia di giovani disoccupati calabresi da individuare attraverso apposite anagrafiche gestite dalle istituzioni preposte, non come sostegno fine a se stesso, ma come processo, formativo iniziale e graduale, di avvio al lavoro certo e garantito. Uno strumento questo, peraltro non nuovo ed originale nel contesto europeo, ma già in uso e felicemente sperimentato nelle democrazie occidentali del nostro stesso continente.
La nascente associazione culturale "Futuriamo il futuro", propone a liberi cittadini, ai giovani stessi, un argomento di confronto di notevole attualità, al fine di costruire insieme un percorso, un processo di denuncia sociale verso le istituzioni nella speranza che il problema non continui ad essere sottaciuto, ma al contrario, discusso e risolto attraverso i normali canali della politica e della programmazione dei governi nazionali e regionali.

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