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Serra D’Aiello (Cs). Archeologia e non solo. La leggenda delle Fate di località Foresta

di Salvatore Perri - Gruppo archeologico Alybas
Da piccolo, durante le ore  serali, dopo  cena, in particolare durante il periodo  estivo per la “calura”, eravamo soliti riunirci davanti alle nostre case, sul cosiddetto “vignano”, il ballatoio esterno, e sentivo raccontare che nella zona Foresta di Serra  d'Aiello, di  tanto  in  tanto si incontravano le famose “fate”, così come gli “spirdi” (spiriti). Alla domanda «chi le ha viste?» qualche anziano rispondeva «Io no, ma le ha viste la mamma di mia nonna, mentre davanti ad una sorgente lavavano e stendevano biancheria».  È logico pensare che si tratta di una leggenda tramandata da chissà quante generazioni e, forse, un fondo di verità pure c'è.
A mia conoscenza, in  qualità  di membro fondatore del gruppo archeologico “Alybas”, proprio in località Foresta, dove viene localizzata questa leggenda, esiste un sito archeologico che risale all'era Neolitica.   Il sito   archeologico è confermato dal ritrovamento di ceramica di “Stentinello” (6000 a. C. circa), nonché lame in ossidiana e in selce. Non è un caso che anche nel territorio circostante, dove è viva la leggenda e la tradizione delle “fate”, anche lì appaiono puntualmente ritrovamenti archeologici, come a contrada Pantano di Cleto e “A vucca da cava” di Serra d'Aiello, o ancora a Nocera Terinese. Ma in contrada Foresta vi è di più: in questo sito troneggia imponente e imperante un grosso masso alto, penso, venti metri circa, non informe, scolpito dal tempo (sicuramente), rappresentante un grosso elefante preistorico (vedi foto), con annesse tombe a grotticella, scavate presumibilmente in antico, denominato “A timpa du làvuru”, e che in antico poteva servire a guardia di qualche personaggio  importante  lì seppellito,  o  forse  un  santuario. Per  di  più,  ci  sono  tracce  di  antiche  sorgenti,  nonché  zone ricche   di   boschi,   tutti   ingredienti che fanno   pensare a zone cultuali,   cioè   laddove si praticavano riti particolari. Tuttavia, è noto che le fate altro non erano che semi-dee, cioè dee mortali, con il delicato compito di accudire e crescere i figli degli dei, e che praticavano il culto della prostituzione sacra.  
Oggi gli “spirdi” non li vediamo più, forse hanno paura per la nostra cattiveria, e nemmeno le fate. Tuttavia, mi piace immaginare che sia gli uni che le altre ci osservano, magari di nascosto.

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