Raffaele Aloisio. Una conferenza, a Cosenza il 25 novembre prossimo, della studiosa Maria Elda Artese per approfondire la figura dell'artista Aiellese

R. Aloisio, L'adorazione dei Magi, Corigliano 1848
AIELLO CALABRO - Giovedì 25 novembre, a Cosenza vecchia (Gran Caffé Renzelli, ore 18), organizzata dal Laboratorio culturale "Cosenza che vive", si terrà una conferenza sul pittore Aiellese Raffaele Aloisio. A tenere la relazione sarà Maria Elda Artese, laureata qualche mese fa all'Unical con una Tesi sull'artista ottocentesco.

Notizie sul pittore
"... i quadri dell'Aloisio stanno agli altri come due poemi epici ad una raccolta di sonetti". Così si esprimeva il Padula in occasione della Esposizione tenuta a Cosenza il 1865, e certamente l'eclettico abate non era uomo di scarsa cultura e di cattivo gusto. Anche a voler fare la necessaria tara all'entusiasmo dello scrittore, oggi dobbiamo ritenere che il pittore Raffaele Alosio sia stato esponente di rilievo dell'ottocento calabrese. E' un dato di fatto, più che una considerazione, ed emerge dalla quantità e qualità delle sue opere. Caratteristiche tutte che ci hanno spinto ad approfondire la conoscenza di questo artista, di grande successo nel secolo XIX, eppure dimenticato, al punto che è stato relegato, da scrittori pure validi, nel limbo di "modesto artigiano", autore di "alcune pitture" di cui si davano titoli e caratteristiche inesatti, così come dei suoi dati anagrafici. Ed in proposito anche chi scrive deve recitare il suo mea culpa, poiché la contemporanea esistenza in Aiello di un omonimo "tintore" suo parente ha portato a fornire notizie inesatte nella precedente edizione del volume "Ajello - Antichità e Monumenti, 1994". Ed altra parte - pur avendo raccolto un miriade di notizie sul "vero" Raffaele Aloisio, in vista della pubblicazione, assieme all'amico Giorgio Leone, di una monografia sull'artista - ancora rimangono molti lati oscuri sulla sua vita. Oggi possiamo solo dire che l'Aloisio è nato in Aiello nel giugno del 1800, da "mastro" Benedetto e da Nicoletta Volpe, e che è deceduto prima del 1888, sicuramente lontano da Aiello, molto probabilmente in una delle tante città che lo ospitarono per il suo lavoro. Quanto alla valenza artistica dell'Aloisio, essa viene messa in luce nel primo studio veramente scientifico, pubblicato da Giorgio Leone su "Il Serratore" (n° 22 del 1992). Il Nostro è chiaramente un neoclassico, dotato di un tratto incisivo e calibrato, che associa a volte a colori chiari, ma più spesso a "forma scura" ("l'Adorazione dei Magi", intensa tela del 1848, nel "Corridoio delle Armi" nel castello di Corigliano, o il "San Francesco di Assisi" in collezione privata di Aiello, soprattutto la serie di opere realizzate per il Santuario della Madonna della Catena di Laurignano, ove godette dell'amicizia del Beato Falcone). Egli rivisita modelli tardo barocchi, o anche rinascimentali, utilizzando pure schemi compositivi di tradizione consolidata (strutture piramidali, scale gerarchiche). Se non raggiunge il brillante colorismo del Santoro (1809 - 1895), né tantomeno nella sua fedeltà al passato aderirà alle nuove istanze del Morelli (1826 - 1901), Aloisio è però un gradevole arcadico, capace, specialmente nel suo periodo migliore, di composizioni misurate che riescono in un operazione di recupero, attenta agli sviluppi dell'accademismo di fine '800, ed ispirata sempre a principi basilari d'estetica (vedi ad esempio il tratteggio del vestiario o degli elementi decorativi di contorno). Non meraviglia, quindi, che Aloisio sia stato premiato due volte in mostre a Napoli. E, soprattutto, va sottolineato l'apprezzamento, sinora ignorato, che l'artista ebbe nella sua epoca, e che è confermato, in maniera plateale e forse inaspettata, dalla diffusione delle sue opere, che figuravano in edifici sacri, monumenti e collezioni private da Cosenza ad Acri, Corigliano, Rotonda (Potenza), Rossano, Cariati, Marzi, Paola, Mormanno, Cleto, Lago, Schiavonea, Laino, Dipingnano, Laurignano, Castrovillari, Tessano, Carolei, oltre che nella natia Aiello. Tra di esse ricordiamo la bella "Madonna del Latte" (1834, collezione privata, Cosenza); la Santa Lucia" (1836) nel Duomo, ed altre opere nella chiesa di San Nilo ed in quella di San Bernardino, in Rossano; diverse tele nella chiesa di San Nicola, a Lago, e nella chiesa del Rosario (Paola), databili dal 1825 (le prime note) al 1840 - 1850; la "Madonna con Bambino" (Oratorio Confraternita Maria SS.), che presenta similitudini con quella di Aiello, la citata "Adorazione", il "ritratto dell'architetto F. Bartholini" (collezione privata), la "Presentazione di Maria" (castello) tutte del 1848, in Corigliano; le pitture murali nella chiesa dell'Annunziata in Acri, databili 1840 - 1850, quando forse ebbe come collaboratore - allievo Luigi Midollo; la tela "Gloria di San Giuseppe" (Santuario, Schiavonea), commissionata intorno al 1856 dalla famiglia Compagna; le "Storie di Fra Benedetto", del 1862 - 1865, e diverse altre, in Laurignano; la tela per la Chiesa di Santa Chiara (ora a San Omobono), in Cosenza; la "Crocifissione" di Marzi (1869); la grandiosa Pala "Giudizio Universale" (1871), la tela "Santa Teresa" (1872-80 ?) nella chiesa della SS. Trinità, e l'"Ecce Homo" (1870) in quella di San Francesco di Paola, tutte in Castrovillari; gli affreschi della chiesa di San Giuliano, la pala d'altare e la tela in Santa Maria delle Grazie, e numerose opere in collezione private, in Aiello e Cosenza.
Tratto da: "R. Borretti, Ajello - Antichità e Monumenti, 2001"

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