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Santa Teresa Verzeri, fondatrice delle Suore Fscj. Ad Aiello (Cs), il 29 e 30 ottobre, il decennale della canonizzazione

AIELLO CALABRO - Il 27 ottobre è la data in cui le suore Figlie del Sacro Cuore di Gesù ricordano Santa Teresa Verzeri (Bergamo 1801 – Brescia 1852), fondatrice del loro ordine.
Quest’anno, le Suore Fscj, presenti nella cittadina dal 1976, per il decennale della canonizzazione della loro fondatrice avvenuta per opera di papa Woytila il 10 giugno del 2001, hanno programmato una due giorni  che si svolgerà venerdì e sabato prossimi (29 e 30 ottobre).
Per il programma, vedi locandina.

Note Biografiche Santa Teresa Verzeri
Teresa Eustochio Verzeri nasce a Bergamo nel 1801, dal nobile Antonio Verzeri e dalla contessa Elena Pedrocca Grumelli. Nell'intento di piacere a Dio e di fare solamente il suo volere, a soli 17 anni, entra ed esce, alcune volte nel Monastero Benedettino di Santa Grata della sua città natale. Dopo qualche anno, nel 1823, fonda un istituto femminile che assista ed educhi le ragazze povere. E' questa la prima comunità di Figlie del Sacro Cuore di Gesù, che diventerà Congregazione l'8 febbraio 1831, grazie anche all'aiuto di Monsignor Giuseppe Benaglio, suo direttore spirituale, e di altre 4 compagne.
Nel 1833 ha inizio l'espansione della Congregazione. Prima in terra bergamasca e nella vicina Diocesi di Brescia, poi a Lugano, nel Tirolo, nel Ducato di Parma e Piacenza e negli Stati Pontifici. Alla morte di mons. Benaglio (1836), Teresa rimane da sola a dirigere l'Istituto. Finalmente nel 1841, la Sacra Congregazione approva l'Istituto e ne loda le Costituzioni. Dopo qualche anno, nel 1845, viene pubblicato, in tre volumi, "Il Libro dei Doveri", e nel 1847 vengono definitivamente approvate le Costituzioni.
Si spegne a Brescia il 3 marzo 1852 e già nel 1865 ha inizio il processo di beatificazione. Si deve attendere però il 1946 per vedere Teresa proclamata Beata da Pio XII. Il 10 giugno 2001, in Vaticano viene proclamata Santa da Papa Giovanni Paolo II.

Il pensiero educativo (da 

Teresa considerava l’educazione un “mistero altissimo e divino”. La sua dottrina pedagogica non si alimenta al convivio delle filosofie del suo tempo, scaturisce dalla conoscenza della persona dentro una visione cristiana della vita, nell’esercizio quotidiano della fede, speranza e carità.
Il suo pensiero si organizza formalmente in un sistema organico, il 
metodo preventivo, anteriore a quello di Giovanni Bosco, descritto nel Libro dei Doveri, dove contenuti, obiettivi,  metodo disegnano una pedagogia tarata sulla persona  e guidata dai criteri dell'amore e dell’impegno. Le costanti della sua pedagogia si rifanno alla regola fondamentale dell’arte di educare, la prevenzione, perché “prevenire è più importante che  correre ai ripari”.
Il contatto con le realtà di bisogno, che raggiunge con il suo pellegrinaggio della carità,  in vari paesi città  d’Italia, sollecita Teresa e le sue compagne ad avviare iniziative e strategie nuove per risolvere le tragiche situazioni di bambine orfane e i numerosi problemi ereditati dalle guerre e dalla miseria del primo Ottocento. Elabora, una linea educativa per la persona, in una visione integrale e moderna, alla base della quale pone sempre la carità nel suo duplice segno, “lasciar Dio per Dio” per servirlo nel prossimo. Come per esempio, nel 1848 a Brescia dove Teresa e le Suore  si troveranno a vivere la triste esperienza  della guerra, dei moti rivoluzionari,  e dove scoprono un volto nuovo della carità: soccorrono i feriti, gli orfani, i soldati morenti…
«Coltivate la mente e il cuore» delle vostre giovani, come a dire, curate l'educazione integrale,  la strutturazione interiore, l'educazione dei sentimenti e della volontà perché il soggetto da educare possa raggiungere con pienezza la propria identità. «Costruite» -dice- una persona «libera, larga e sciolta».
Illuminante è il trittico dell’educazione:
«persuadete le giovani che nulla vi è di peggio che 
l'egoismo»;
«fate che 
fuggano l'ozio e amino la fatica»;«date mano all'interiore»,  linee che sottolineano come l'amore, il lavoro e i valori interiori sono i pilastri di una vita costruita, capace di generare serenità per se stessi e per gli altri.
Nell'educare «non si deve cominciare dai piedi ma dalla testa», intuendo con grande novità per il suo tempo, che l'istruzione e la cultura non sono ornamento accessorio, ma gli «strumenti» necessari di liberazione e di progresso per la donna; questa va preparata (fin da bambina) a diventare una buona madre di famiglia e una sposa.
Ma l'attenzione di Teresa, nell’azione educativa, è rivolta particolarmente alla figura 
dell'educatore, un testimone prima che maestro dei valori umani e cristiani: non si educa con le parole, si educa come si vive; si educa come si ama,  perciò conta lo stile della persona.
Evocando l’intuizione di Giovanni Paolo II, possiamo dire che Teresa Verzeri nella sua esperienza di promozione umana e di evangelizzazione, ha rivelato la pienezza del «genio femminile», una figura di donna poliedrica:  insieme forte e tenera, dinamica e contemplativa,  radicata nella tradizione e aperta alla modernità, capace di coniugare gli attributi complementari dell’esistenza femminile e soprattutto di parlare anche oggi a giovani, educatori, consacrati, alla famiglia.
Ci ha lasciato un patrimonio di valori umani e cristiani, grazie ai quali oggi le religiose insieme a numerosi laici portano avanti in Italia e all’estero la sua opera, sostenuti dal carisma della carità, per la quale Teresa resta nella  storia della santità,  come afferma Benedetto XVI ( Deus Caritas est), un modello di dedizione  evangelica e una testimone credibile, perché ha posto la carità come primato della sua  vita.

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