Rifiuti Fiume Oliva: "Non tutto quello che viene scritto è VERITÀ accertata". Le precisazioni del Comitato De Grazia sulle ultime notizie stampa

Non è stata confermata la presenza di scorie radioattive. Confermata invece dalla Procura la presenza di oltre «100mila metri cubi di rifiuti industriali», ma non ci sono ancora dati scientifici sulle sostanze trovate nel Torrente Oliva.

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Il comitato De Grazia che cerca di seguire da vicino i lavori di carotaggio può confermare che le uniche certezze fino ad oggi riscontrate, sono la presenza di almeno otto discariche illecite rinvenute nell’Oliva, salvo che i lavori dell’ultima ora (i carotaggi si concluderanno martedì prossimo) non riservino – come si sospetta – ulteriori brutte sorprese.

La maggior parte di queste discariche contengono rifiuti industriali, fanghi, residui di altiforni che non sono presenti in Calabria. Rifiuti tossici. Altre, almeno due, situate nei territori di diversi comuni, sono discariche abusive di rifiuti solidi urbani, spazzatura proveniente dalle nostre case. Una mista (RSU e rifiuti tossici). Alcune di queste discariche sono pericolosamente situate nel letto del fiume.

Per arrivare a questi risultati è stato necessario effettuare circa cento carotaggi (buchi effettuati con trivelle per prelevare oltre 1000 campioni di terreno a varie profondità) sono stati effettuati scavi con le ruspe e sono stati piazzati un numero cospicuo di piezometri, dispositivi che permettono di monitorare nel tempo l’acqua delle falde acquifere che verrà prelevata a varie scadenze e poi analizzata per vedere se è inquinata. Altra certezza è che i terreni contaminati sono di più – sia come numero, ma anche come estensione e profondità – di quanto si era preventivato. All’inizio erano stati previsti carotaggi solo su quattro siti ma grazie a segnalazioni di cittadini e ad ispezioni di campo i luoghi da monitorare sono aumentati di giorno in giorno.

E’ certo che qualcuno quei rifiuti li abbia seppelliti. E’ certo che noi pretendiamo la bonifica. E’ necessario che le autorità sanitarie fughino ogni dubbio sull’incidenza che queste sostanze (dopo che i laboratori ne avranno svelato la natura) possano avere sulla salute pubblica.





Fiume Oliva - Purtroppo in questi giorni c’è una gran confusione sui giornali, sulla natura dei rifiuti trovati nell’Oliva. In particolare l’articolo di recente pubblicazione sul quotidiano nazionale “la Repubblica” dal titolo «Calabria, rifiuti tossici sotto al fiume “Oltre quattromila persone a rischio”», datato 1 luglio 2010, ha provocato reazioni a catena con dichiarazione che si susseguono sulle pagine dei giornali e siti web tra i rassicuratori e coloro che sono invece allarmati dalle notizie apparse su quotidiani nazionali e locali.



Molti scrivono e si pronunciano senza conoscere i fatti, senza aver mai parlato con il procuratore o con i tecnici, senza aver visitato i luoghi contaminati, né aver consultato documenti ufficiali, creando confusione nel lettore mettono a rischio la verità, facendo finire nel calderone dei “cialtroni” e degli “allarmisti” chi, la verità, la cerca con convinzione ed onestà.


L’articolo di Repubblica firmato dalla giornalista Anna Maria De Luca, è una articolo che riporta molte verità, ma basandosi su documenti ormai datati, vecchi, rispetto allo stato dell’arte. L’articolo fa presumere che i carotaggi abbiano confermato la presenza di scorie radioattive scrivendo «Dai carotaggi ordinati dal Procuratore di Paola Bruno Giordano (…) emerge la presenza del cesio 137»ma ad oggi non è così, non vi è certezza della presenza di scorie.L’articolo fa probabilmente riferimento alla relazione dell’Arpacal trasmessa alla procura di Paola il 2 marzo 2009 sugli esami strumentali condotti in superficie (“analisi radiometriche campali”) sulla cava definita radioattiva. Ma solo le analisi di laboratorio condotte sul terreno prelevato in profondità durante i lavori di carotaggio di queste ultime settimane, potranno confermare o meno la presenza di scorie radioattive o, come si sta ipotizzando in questi ultimi tempi – ma sempre sulle pagine dei giornali – la presenza di minerali radioattivi di origine naturale.



L’articolo riporta in gran parte quanto scritto nella sua relazione, nell’anno 2009, dal dott. Giacomino Brancati, dirigente del Dipartimento Sanità della Regione Calabria, al quale la procura di Paola ha affidato, il 28 ottobre 2008, l’incarico di «riferire con la massima urgenza le statistiche riportate all’attualità non solo in riferimento alla mortalità e morbilità (frequenza con cui una data malattia si manifesta nella popolazione ndr) per linfomi, ma anche per altre forme tumorali e per malattie non tumorali del sangue eventualmente riscontrate» nei comuni che circondano l’Oliva e di riferire «in particolare se possano esistere connessioni tra quanto registrato e gli inquinanti ambientali presenti nel suolo e nelle acque e in atmosfera nel bacino del fiume Oliva». La risposta di Brancati è del 10 maggio 2009. Più di un anno fa.

Carotaggi: Campione di terreno da analizzare - Foto G. Posa
Oggi, partendo da quella perizia e dai risultati delle altre consulenze affidate dalla Procura a tecnici di rilievo nazionale, si sta cercando di andare avanti, capirne di più. Ad oggi ancora non sono stati effettuate, né quindi diffusi, i risultati delle analisi che si dovranno condurre sui campioni di terreno prelevati durante i carotaggi che si concluderanno martedì prossimo.



Lo stesso Giacomo Brancati nella sua relazione concludeva dicendo che la sua perizia non era esaustiva ma che bisognava approfondire le indagini. «Si conferma l’esistenza di un pericolo attuale per la popolazione residente nei territori dei comuni» che sorgono intorno al fiume Oliva ma «si conferma ancora l’impossibilità di esprimersi scientificamente in termini di casualità netta per l’associazione tra esposizione a sostanze chimiche ed eccesso di mortalità e/o ricovero» continua la relazione Brancati «ma le evidenze attuali rafforzano la sensazione che siano effettivamente presenti una quantità e tipologia di inquinanti ambientali nel suolo e nelle acque e in atmosfera in ambito del bacino fluviale del fiume Oliva tali da poter condizionare un danno per la salute dei residenti oltre che per l’ambiente circostante».

Insomma vi è il dubbio che i rifiuti sotterrati nell’Oliva possano provocare danni alla salute e per questo è giusto e inevitabile approfondire le ricerche, poiché a dirlo non è uno sprovveduto, un semplice cittadino o un ambientalista allarmista, ma un tecnico, un funzionario della sanità pubblica.

Pertanto è necessario studiare a fondo, capirne di più, anche dal punto di vista sanitario e non fermarsi all’aspetto scientifico dei materiali rinvenuti. Come scriveva Brancati nella sua perizia: «tutti i dati presentati confermano altresì la necessità ormai di approfondire  il livello di analisi con indagini epidemiologiche di campo in uno con le attività di sorveglianza sanitaria, risk management, e bonifica ambientale». Allora che si facciano queste analisi! Il comitato De Grazia nel 2005 ha cercato di far condurre questo studio all’Asl n. 1 di Paola coinvolgendo i medici di base del comprensorio di Amantea, con scarsi risultati. Speriamo con il cambio ai vertici dell’Asp di trovare maggiore sensibilità verso la problematica che molti trovano scomoda e cercano di ignorare.
Il presente non è un articolo di smentita o di rassicurazione, ma di gente che ama e crede di inseguire “onestamente” la verità fondata, però, sui fatti.
Comitato Civico Natale De Grazia

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