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L'Acqua non si vende. Anche Aiello Calabro ha fatto la sua parte. Chiesta dal Comitato Valle Oliva la modifica dello Statuto comunale

AIELLO CALABRO – Sono state 1.401.492 le firme totali raccolte per la campagna referendaria “L’Acqua non si vende”, di cui oltre 41 mila nei comuni calabresi (quasi 19.500 firme nella sola provincia di Cosenza), consegnate ieri mattina dal comitato promotore alla Corte di Cassazione.
Anche Aiello, nelle scorse settimane, ha fatto la sua parte. Centinaia i cittadini Aiellesi che hanno firmato per i tre referendum a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico promossi dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua. L’iniziativa locale, come si ricorderà, è stata promossa dai Comitati civici “Valle Oliva” di Aiello e “De Grazia” di Amantea, in collaborazione con la Cgil territoriale.
Ma oltre alla raccolta delle firme, come aveva già fatto il Comitato De Grazia per Amantea, il comitato Valle Oliva, contestualmente alla campagna referendaria, ha avanzato pure alla locale amministrazione la richiesta di modifica dello Statuto comunale per la gestione pubblica dell’acqua. Nella missiva (Area org. prot. generale N° Prot. 0002263 dell’11/06/2010), il Comitato civico ha chiesto al Sindaco ed all’intero Consiglio «di adottare provvedimenti atti a scongiurare che l’acqua pubblica diventi una merce privata su cui speculare, apportando delle modifiche alla Statuto comunale dove si riconosca che il Servizio Idrico Integrato sia un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini (…)».
Così recita la proposta di modifica e integrazione dello Statuto comunale: «Il Comune di Aiello Calabro dichiara di: a) Riconoscere il Diritto umano all'acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico; b) Confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; c) Riconoscere che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini,  la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del Dlgs n. 267/2000».
Vedremo in seguito se la proposta sarà accolta dal governo cittadino.
«L’acqua – ribadisce intanto il Comitato valle Oliva, confidando nella sensibilità del comune - è un bene essenziale per la vita, che non può dipendere dalla decisione di società private il cui unico scopo è il conseguimento di profitti». 

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