Nave dei veleni. L'Espresso smaschera la verità ufficiale. Fonti in Commissione rifiuti

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Nota di Paride Leporace


Il caso della nave dei veleni al largo della Calabria è tutt'altro che chiuso. E il relitto della nave trovata nei mari di Cetraro non può essere quello del 'Catania', la nave passeggeri affondata nel 1917. Un’inchiesta de L’espresso «che smaschera la «verità ufficiale» enunciata dal governo uscirà domani in edicola e verrà presentata questa sera, in anticipazione esclusiva, nel corso del programma 'Nightline' in onda su Sky Tg24.
E al ministero tamponano subito: Piena identificazione fra il relitto indagato in settembre e quello ispezionato dalla Mare Oceano. Così il ministero dell’Ambiente torna sul caso della cosiddetta 'nave dei veleni' a largo di Cetraro (Cosenza) e dopo aver considerato il caso chiuso sottolinea la corrispondenza delle immagini e delle informazioni rispondendo sulla presunta differente localizzazione, come sollevato in questi giorni da più parti. Quindi, tiene a sottolineare il ministero, «il relitto ispezionato è lo stesso che nel settembre scorso è stato individuato e filmato. Peraltro le due navi che hanno svolto gli accertamenti si sono posizionate sulle identiche coordinate fornite dalla Procura di Paola e, quindi, dalla Dda di Catanzaro». Inoltre «il relitto ha caratteristiche diverse dalla nave Cunski e non contiene sostanze nocive o radioattive. Si tratta del piroscafo 'Catania' affondata nel 1917 il cui nome è leggibile su una fiancata e sulla poppa del relitto». I materiali fotografici e i filmati “che provano incontrovertibilmente questi fatti sono in possesso dell’autorità giudiziaria che ne deciderà l’eventuale pubblicazione sulla base delle esigenze di indagine. Da parte del ministero dell’Ambiente, in ogni caso, nulla osta a che tutti i documenti siano resi pubblici, si legge in un dettagliato comunicato. «La presunta differente localizzazione del luogo di affondamento della Catania che si evince da vecchi documenti è spiegabile – riferisce ancora il ministero – con i diversi criteri e tecniche di localizzazione di oggi rispetto a 90 anni fa quando i margini di approssimazione erano molto superiori a quelli odierni». Il ministero sottolinea poi che «nel 1917 un’imprecisione di 3 miglia nel posizionamento era inevitabile sia in relazione agli strumenti e alle modalità impiegate all’epoca per la navigazione stimata da sommergibile, sia alle possibili condizioni meteo al momento del siluramento». «Inoltre sul sito 'uboat.net' si fa riferimento alla posizione dell’attacco al Catania, non del suo affondamento che potrebbe essere avvenuto a distanza di tempo e, quindi, essere distante dal punto di avvenuto siluramento. Non è nemmeno chiarito se la posizione riportata dal sito sia del sommergibile o del piroscafo», rileva ancora il ministero dell’Ambiente. Quindi gli accertamenti condotti nel raggio di un km dal relitto hanno consentito di verificare «che non vi sono altri relitti nei pressi di quello ispezionato. E gli ulteriori esami alla ricerca di fonti di radioattività estesi per un raggio di circa 1,5 km, nonchè i test di calibrazione della strumentazione di rilevazione di radioattività effettuati nel raggio di circa 4 km dal relitto stesso, inducono a ritenere che non vi siano in tale area altri relitti di grandi navi».
E da Roma prime notizie dell’audizione del pentito Fonti. Questo il testo dell’agenzia: Dopo una lunga e complessa serie di malattie e dopo aver parlato della vicenda del traffico di rifiuti e delle «navi dei veleni» quando era ad un passo dalla morte Francesco Fonti è pronto ad «andare fino in fondo, fino all’ultimo». Il pentito della 'ndrangheta ascoltato riservatamente dalla commissione Ecomafie ha fornito, a quanto si apprende, molti riscontri importanti. Fonti ha detto di essere ben cosciente di essere stato condannato a morte dalla 'ndrangheta per le sue rivelazioni fatte quanto considerava al capolinea la sua vita. Oggi però Fonti ha fornito elementi, spiegato e anche ritrattato alcuni elementi già forniti alla magistratura come ad esempio una ricostruzione, fatta sulla base di una vecchia cartina del primo interramento di rifiuti nucleari che provenivano dalla centrale Enea di Rotondella, in Basilicata. Un interramento che Fonti colloca vicino ad un torrente e non vicino ai fiumi Basento e Vella. Il pentito ha confermato che il suo «ingresso» nel mondo dello smaltimento illegale è avvenuto nell’87 con i 500 fusti andati in Somalia e i 100 interrati in Basilicata. Nel 1992 Fonti gestì 1000 bidoni che venivano da Latina e che il traffico gravitava verso la Somalia. C'è stata anche una ricostruzione molto dettagliata dei contatti avuti a suo tempo con Ciriaco De Mita (che ha annunciato una querela a Fonti), fornendo dettagli dei colloqio avvenuti anche nell’attico romano. Conferma anche sul fatto di aver direttamente partecipato all’affondamento di tre navi di cui non conosce direttamente l’identità. Fonti ha detto di essere «molto preoccupato per le sue affermazioni fatte sul coinvolgimento dei servizi segreti nella vicenda. La 'ndrangheta mi ha condannato a morte – hanno riferito alcuni commissari – e entro 21 anni le sentenze vengono sempre eseguite. Ho parlato delle navi perchè pensavo di morire. Io so di aver poco da campare ma andrò avanti fino in fondo. Fonti ha anche confermato quanto già detto in passato sulla vicenda Moro e cioè di essere venuto a Roma e di aver saputo che molti sapevano che il Presidente della Dc era segregato in via Gradoli. Fonti ha dato la sua piena disponibilità a collaborare con la commissione d’inchiesta che ora verificherà le molte affermazioni fatte dal pentito sui singoli aspetti della vicenda.
Infine il ministro ha autorizzato nuove ricerche a largo di Maratea e Palinuro.

Commenti

  1. se gli accertamenti vengono condotti senza consentirne l'osservazione da parte di associazioni non governative di rilevanza mondiale, come il wwf, e se il registro continuna ad essere quello iperideologicizzato tenuto dal ministero, il tutto si riduce a cercare le prove per smentire Fonti. Invece si dovrebbe fare di tutto per sapere la verita', porre rimedio agli eventuali disastri, e perseguire i colpevoli. Per inciso faccio notare che non solo il politico citato nell'articolo e' stato citato da Fonti, ma anche altri, uno dei quali e' a Strasburgo ed e' stato il padrino politico di troppi politici a dx e persino a sx. Possiamo davvero sperare che non si insabbi tutto? Esistono inoltre atti di commissioni e testimonianze di pentiti che mostrano come il traffico di rifiuti verso la campania avesse i mandnati in una certa villa di un certo venerabile, che ci abbia messo lo zampino anche qui?

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