Cunski? No, Catania Il giallo di Cetraro



Il governo e il procuratore Grasso: non è la nave tossica ma un relitto del '17. Che però risulta affondato altrove

Andrea Palladino



ROMA - È radiosa Stefania Prestigiacomo. Guarda le immagini sul power point manovrato dagli ufficiali della Guardia Costiera come se fossero lo scalpo del nemico. «La nave dei veleni non è la nave dei veleni», aveva annunciato qualche minuto prima, all'inizio di una conferenza stampa anticipata di un giorno. E come darle torto: dal suo punto di vista l'occasione era troppo ghiotta. Hanno sbagliato i sindaci ad allarmarsi, ha creato un ingiustificato allarme l'assessore regionale Silvio Greco e anche il procuratore di Paola Bruno Giordano - nome che non è stato citato neanche dai colleghi dell'antimafia, arrivati in forze - ha preso un abbaglio. «Il relitto di Cetraro è un piroscafo passeggeri, costruito nel 1907 - spiega Stefania Prestigiacomo - e affondato al largo di Cetraro nel 1917». Storia chiusa?
La presentazione della Guardia Costiera si conclude con il volto del giovane comandante del sommergibile U64 tedesco che silurò quella nave novanta due anni fa. «È lui il colpevole», chiude sorridente il procuratore antimafia Pietro Grasso. Ovviamente, spiegano, le indagini ambientali vanno avanti, la Calabria ha tanti problemi, tante discariche, un po' come tutta l'Italia. Ma è ordinaria amministrazione nel paese delle discariche abusive e degli inceneritori.
Cosa è dunque successo in questi quarantasette giorni nessuno lo ha, però, ancora raccontato. Nessuno ha spiegato perché la Marina Militare in tre anni - da quando nel 2006 la procura di Paola, con l'allora pm Greco, comunicò le coordinate della presunta Cunski - non ha mai detto che in quella zona ci poteva essere una nave affondata nel 1917. Nessuna spiegazione su quelle sostanze inquinanti che portarono la Capitaneria di Porto di Cetraro a vietare la pesca in due aree vicine al relitto nel 2007. Non sappiamo neanche perché quella stessa ordinanza venne ritirata di corsa nell'agosto del 2008, senza nessuna nuova analisi. E, in ultimo, tanti dettagli di questa storia non tornano e, probabilmente, alimenteranno altri dubbi, altri piccoli misteri.
Tra i pescatori di Cetraro girano tante storie. Racconti sussurrati, che in questi giorni aumentavano piano piano di volume. Racconti che solo un'ultima e definitiva sfida per la raggiante Prestigiacomo potrà allontanare: «Adesso - ha chiesto il sindaco di Cetraro Giuseppe Aieta - chiedo semplicemente che quel relitto venga rimosso per farne un simbolo in positivo». La stessa richiesta che era stata fatta dal comitato De Grazia di Amantea.
C'è poi un dubbio che rimane sul relitto individuato. Un dubbio che la Marina Militare, la Direzione nazionale antimafia e il ministro Prestigiacomo sapranno sicuramente fugare. Secondo almeno due fonti - di cui una ufficiale - il piroscafo Catania venne affondato almeno a 3,2 miglia di distanza dal punto dove la "Mare Oceano" stava effettuando le verifiche. Un punto più a largo di circa cinque chilometri, non qualche centinaio di metri. Ed anche la lunghezza della nave - che secondo i dati dei costruttori era di 95,8 metri - non torna, visto che ieri il governo ha comunicato la lunghezza ufficiale del relitto, pari a 103 metri. I dati differenti del piroscafo Catania sono ben noti e riportati nel registro navale della World Ship Society e pubblicati dal sito specializzato Miramar Ship Index. Gli stessi identici dati sono pubblicati anche sul sito specializzato nella storia degli U-boat (www.uboat.net). Dettagli? Registri navali poco attendibili? Non lo sappiamo, almeno per ora.
Il vero pericolo ora è che le notizie rassicuranti venute ieri dal governo e dal procuratore antimafia Pietro Grasso affossino per altri quindici anni ogni tentativo di chiarire i tantissimi traffici internazionali di rifiuti tossici e radioattivi. In fondo la storia delle navi dei veleni è questa. È punta di un iceberg velenoso che è stato coperto da depistaggi, false testimonianze e attività frenetiche dei servizi per tantissimi anni. «Non bisogna comunque dimenticare - ha dichiarato ieri sera il presidente del Wwf Italia Fulco Pratesi - che la rilevanza e la gravità dei traffici internazionali illeciti di rifiuti pericolosi e radioattivi, connessi anche al traffico d'armi e alla nascita e al consolidamento di una rete criminale internazionale, hanno riscontri ufficiali dalla metà degli anni '90». Fu questa stessa maggioranza ad ammettere l'esistenza di reti potenti e clandestine di gestione delle rotte delle navi dei veleni. «Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico - aveva infatti detto in parlamento l'allora ministro Carlo Giovanardi il 27 luglio del 2004 - di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati». Qualche mese dopo è arrivato il memoriale di Francesco Fonti, con le mezze bugie, che ha poi portato all'individuazione del relitto di Cetraro. Lo stesso Fonti che ieri il procuratore Pietro Grasso continuava a chiamare "collaboratore", e che la Dda di Catanzaro ha sentito il giorno prima della conferenza della Prestigiacomo.

Fonte: Il Manifesto pag . 6 (30/10/2009)

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