COME MUORE UN’INCHIESTA. Editoriale de Il Quotidiano della Basilicata del 30 ottobre '09

di Paride Leporace


“Il caso Cetraro è chiuso”. Parole del procuratore nazionale antimafia Grasso. “Il relitto della nave è il piroscafo “Catania” affondato da un sottomarino tedesco nel 1917”. Con queste frasi dette in una conferenza stampa a Roma una pietra tombale rischia di far finire all’italiana una vicenda drammatica e inquietante che allunga ombre nel Paese dei misteri.
Sbaglierebbe ora il movimento per la verità sorto in queste settimane ad urlare al complotto senza avere elementi di conoscenza. Troppe approssimazioni hanno provocato una fermata intermedia negativa in un gioco dell’oca che fa di nuovo tornare tutto al punto di partenza.
Chi scrive segue questi fatti da molto tempo. Sulle attendibilità allegre del pentito Francesco Fonti si è scritto più volte in tempi non sospetti e con dovizia di particolari. Tutto inventato? Non mi pare. Il giallo della nave di Cetraro è stato gestito in malo modo dalla politica, dalla magistratura e da certa informazione che invece di fare chiarezza ha inseguito il titolo sensazionale comportandosi come quella controinformazione ideologica che invece di lavorare sulle notizie preferisce dogmi e invettive.
Il magistrato e l’assessore regionale all’ambiente calabrese che hanno scoperto il relitto, forse dovevano gestire meglio la notizia criminis, ma va dato atto che hanno operato a fin di bene. Le ricerche potevano essere più veloci.  Anche quelle di tipo storico.
E’ giusto ricordare alcuni punti fermi che saranno presto dimenticati. L’ammiraglio Branciforte capo del servizio segreto militare al Copasir ha dichiarato che 55 navi a perdere sono state affondate nel Mediterraneo. Forse bisogna cercarle e perseguire chi le ha affondato incassando anche i soldi delle assicurazioni.
Alla notizia del giorno se ne aggiunge un’altra. A Rotondella in Basilicata è accertato che materiali nucleari sono stati adoperati a beneficio di tecnici iracheni e pachistani. Non sappiamo come siano stati smaltiti. L’inchiesta del magistrato Pace ha condannato alcuni responsabili. Da Rotondella si dipana una storia internazionale che conduce al muro di gomma alzato per coprire il disastro aereo di Ustica. Ne ha scritto ieri il documentato giornalista dell’Ansa, Paolo Cucchiarelli, scovando anche un nuovo teste che vide un aereo in difficoltà. Potete leggere l’articolo sul nostro giornale ma immaginiamo che il resto della stampa trascurerà questo intreccio lontano e complesso. Ma non vogliamo che si dimentichi altro. L’inchiesta lucana ha un altro teste. Attendibile: il signor Garelli, passaporto diplomatico del Sahara spagnolo. Il pm Basentini pur chiedendo di archiviare l’inchiesta bis è riuscito a trovare riscontri certi sulla presenza di Garelli in Basilicata. Questo misterioso 007 ha avuto un periodo comune di detenzione con il pentito Fonti. Uno scenario possibile è che Fonti abbia acquisito notizie vere dal faccendiere internazionale, per poi presentarle come vissute in prima persona per trarne beneficio. Perché non s’interroga Garelli? Gli atti più semplici sono così difficili? L’inchiesta lucana al vaglio del gip di Potenza adesso sarà archiviata? A nostro parere sarebbe uno sbaglio. Ci sono filoni e persone che possono far svelare l’intrigo internazionale. La Commissione parlamentare per il ciclo dei rifiuti, la commissione Antimafia, il coordinamento della Dda che contempla una decina di Procure hanno delle strade possibili da percorrere. Dotandoli di mezzi e finanziamenti adeguati conducano ricerche in siti e fabbriche che producono rifiuti tossici e nucleari. Controllino smaltimenti antichi e recenti. Tutto dovrebbe essere documentato in termini di produzione. Ma a qualcuno interessa tutto questo nel paese dove anche i Verdi hanno pensato per anni a spartirsi posti di governo e sottogoverno e dove la polizia non ha i soldi per il carburante? Resterà qualche magistrato che lavora in solitudine, qualche giornalista motivato che non ama trascrivere veline e che continuerà a scavare come una talpa ostinata, gruppi di ambientalisti seri, le vittime dei disastri occultati nel nome del profitto e del quieto vivere?
“Il caso Cetraro è chiuso”. Temo che anche navi a perdere, nucleare connection, scambio di armi, omicidio Alpi ritorneranno ad essere un ingombrante matassa dimenticata.
Magari fino alla prossima variabile impazzita.
Pasolinianamente sapere senza prove nella nostra epoca non serve. Chi ha interesse e passione con coscienza continui a prestare la propria opera per la ricerca di una verità ad oggi monca di troppe risposte. 

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