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Papa Giovanni, il piano scomparso. Parla Doris Lo Moro ex assessore regionale alla salute

Fonte Il Quotidiano della Calabria di lunedì 30 marzo ’09, pag. 10 (di Francesca Viscone)

L'ISTITUTO Papa Giovanni non doveva più essere un problema. Poteva diventare una risorsa per il futuro di tutta la regione, non solo di Serra d'Aiello. Lo sostiene Doris Lo Moro che, negli anni in cui è stata assessore regionale per la tutela della salute, ha fatto di tutto per risollevarne le sorti e per cambiare radicalmente il modo di fare e di pensare la psichiatria in Calabria. 
Che fine ha fatto il progetto elaborato insieme alla sua consulente, Giovanna del Giudice, e che prevedeva il coinvolgimento di Sviluppo Italia? Perché è stato semplicemente dimenticato, come se nessuno lo avesse mai proposto? Il progetto Lo Moro, peraltro già approvato dalla giunta, prevedeva di riconvertire la struttura da centro per la salute mentale a polo di riabilitazione intensiva e specialistica per il Mezzogiorno. Si pensava di rilanciare nuove attività, legate a servizi recettivi, anche per ospitare i parenti dei ricoverati. 
Oltre alla struttura centrale, sarebbero state valorizzate anche le strutture esterne residenziali e rurali, l'azienda agricola che si estende su circa 100 ha di terreni, situati in vari comuni del comprensorio, tra Aiello, Amantea, Cleto e Serra. La giunta regionale aveva deliberato lo stanziamento di 25 milioni di euro, a valere sui fondi ex articolo 20, per l'acquisizione e la ristrutturazione degli immobili di proprietà dell'Ipg. Tutto questo è andato perduto. Perché? 
I ricordi di Doris Lo Moro si perdono nel tempo. Tanta l'amarezza che esprime per gli ultimi eventi, per un fallimento che si poteva evitare e che ha riportato la Calabria sulle televisioni nazionali, nel peggiore dei modi. Lo Moro è un fiume in piena. Ripercorre una ad una le tappe che l'hanno vista protagonista. Il primo ricordo è monsignor Agostino che porta la via crucis dentro le mura dell'Istituto, nell'inferno, nel luogo degli ultimi. Le proteste dei lavoratori, eclatanti, spingono l'assessore a recarsi all'improvviso all'Ipg, l'8 agosto del 2005. «Non sapevo ancora niente di quell'Istituto, e quello che ho visto non potrò più dimenticarlo. Ho trovato un'umanità sofferente, in un luogo dove mancava tutto. Fu terribile scoprire che in Calabria esisteva un manicomio, anche se non si chiamava così, in cui il diritto alla salute non veniva riconosciuto ma negato. Ho visto persone che urlavano, donne che si tiravano i capelli. Sembrava un film dell'orrore, girato prima della legge Basaglia». 

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