Una ricerca sui batteriofagi dell'aiellese Rosanna Capparelli

Rosanna Capparelli, aiellese che vive in Campania, docente associata di Immunologia presso la Facoltà di Scienze Biotecnologiche della Federico II di Napoli, assieme alla sua equipe sta portando avanti una ricerca molto importante sui batteriofagi che in futuro potrà avere risvolti interessanti nella cura di diverse infezioni.

Qui di seguito vi riproponiamo l’articolo a firma di Luigi Dell’Aglio, pubblicato lunedì 17 settembre, a pag. 14, sul supplemento di Repubblica, Affari e Finanza. (bp)

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Parte da Napoli la sfida finale ai batteri

Mentre in America la Food and Drug Administration dà il via libera ai primi farmaci basati sui virus ‘batteriofagi’, nell’ateneo campano si studiano le applicazioni ulteriori contro lo staffilococco aureo, colpevole di infezioni mortali

di Luigi Dell’Aglio

L’umanità salvata dai virus? Sono una minaccia per la salute, ma potrebbero diventare preziosi alleati nella battaglia contro i micidiali superbugs, i batteri che sviluppano una crescente resistenza agli antibiotici e risultano quasi imbattibili. I virus amici (o batteriofagi) sono i soli in grado di ucciderli e di eliminare anche il nemico numero uno, lo staphylococcus aureus, che provoca polmoniti, meningiti, sindromi da shock tossico e osteomieliti. Solo negli Usa, superbug e staph infection contagiano 500mila persone all’anno; in Gran Bretagna ne muoiono 1700 all’anno e l’aumento è del 40% annuo. Per dare cure speciali a chi ne è colpito, si spendono nel mondo decine di miliardi di dollari. Ora però la scienza ha riscoperto i virus batteriofagi, o fagi. Salvo qualche eccezione, non sono ancora disponibili sul mercato farmaci che li contengano: si attende che la Food and Drug Admnistration autorizzi la sperimentazione sull’uomo e l’impiego clinico di questi virus negli Usa. Gli altri paesi si sono allineati. Gli indugi derivano dal fatto che i fagi si trovano in natura e perciò non sono brevettabili. Solo nel Regno Unito vengono già usati, sotto forma di crema, e somministrati negli ospedali, dove i superbug e soprattutto lo Stafilococco aureo imperversano (in Italia il 60% delle infezioni ospedaliere sono staph infections, nei nosocomi inglesi il 90%). Quanto alle case farmaceutiche, stanno a guardare come si muove la FDA, ma questo è un settore cruciale di ricerca, e all’estero alcuni laboratori universitari e di impresa hanno aggirato l’ostacolo. L’efficacia dei fagi è garantita. «Nessuno sfugge ai virus, neanche i batteri. I fagi li individuano e ne annientano il 90100%, come emerge dai modelli animali sui quali abbiamo lavorato. I fagi hanno un ruolo importante nell’equilibrio naturale. Il loro rapporto con i batteri è lo stesso che vale nella savana tra leoni e antilopi», dice Rosanna Capparelli, associata di Immunologia presso la Facoltà di Scienze Biotecnologiche della Federico II di Napoli, e Domenico Iannelli, ordinario di Immunologia alla Facoltà di Agraria della stessa università, che stanno portando avanti una ricerca sui batteriofagi. Nel mondo sono 45 le equipe di alto livello impegnate su questa frontiera. I fagi non sono multiruolo, ogni ceppo sa uccidere solo un determinato ceppo di batteri. «La specificità può essere un’opportunità ma anche un problema», osserva Iannelli. Tra qualche anno, spiega, questi virus potrebbero essere usati contro le infezioni dell’apparato digerente. «Proprio perché sono molto specifici, potremmo mandarli a snidare l’Escherichia coli 0157:H7, il ceppo maligno del batterio, un patogeno molto pericoloso per l’uomo; non darebbero certo la caccia al ceppo buono, che fa parte della flora batterica intestinale». Ma i ceppi dei batteri nemici sono molti. Come distruggerli? Tre le vie d’uscita. Allestire un sistema di batteriofagi, capaci ognuno di uccidere un importante ceppo di batteri, propone il professor Iannelli. Una soluzione simile, il cocktail di fagi, è suggerita da Alexander Sulakvelidze, che insegna all’Università del Maryland e ha fondato a Baltimora la Intralytix. Oppure si potrebbe modificare geneticamente un fago, in modo che da solo uccida non uno ma trequattro ceppi di batteri. L’idea è di Carl Merril che ha diretto il Laboratory of Biochemical Genetics del National Institute of Neuroscience di Washington. Ccosì si dà un valore aggiunto al prodotto e si aggira la questione del brevetto. E’ improbabile che si torni indietro, afferma Iannelli: «E’ raro che i superbugs sviluppino resistenza contro i fagi. Possono essere isolati facilmente in natura, mentre il processo per impostare un nuovo, più efficace antibiotico è lento e costoso».

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