Madonna delle Grazie 2007

Su richiesta di Francesco de Siscar, viceré di Calabria e Signore di Aiello e Petramala, viene concessa dal Papa Sisto IV licenza di edificare una chiesa dell’Ordine di San Francesco degli Osservanti, intitolata a Santa Maria delle Grazie. La lettera papale, datata Roma 8 aprile 1472, e inserita nel documento del notaio aiellese Giovanni Angelo Inserra, fu letta alla presenza dei frati, quindi si procedette alla designazione ed alla concessione, da parte del Siscar, del territorio dove costruire la chiesa. Più tardi, nel 1597, la chiesa si arricchisce per volere della famiglia Cybo, con la costruzione della bella Cappella gentilizia che fu rimontata nel 1735 – dopo l’abbandono del Convento vecchio - assieme alle parti architettoniche del convento nel luogo dove si trova adesso. Il trasporto su un carro di buoi delle parti architettoniche e dell’affresco raffigurante la Madonna dal vecchio al nuovo convento è riportato dalla legenda popolare come miracoloso. Si racconta infatti che un campo di grano irrimediabilmente rovinato dal passaggio del carro ricrebbe più alto e rigoglioso di prima. Oggi, di quell’affresco non rimane nulla ed è stato sostituito con una pala d’altare del 1854 di Raffaele Aloisio.
È verosimile che il culto per la Madonna delle Grazie inizi con l’arrivo dei frati e con la costruzione della chiesa stessa. L’origine lontana della devozione degli aiellesi non è però diminuita nel tempo. Ancora oggi, a distanza di tanti secoli, la festa dedicata alla madre di Gesù è la ricorrenza religiosa più sentita.
Il primo ed il due luglio prossimi, dunque, si rinnoverà la fede per la “Madonna della Gratia”, dopo il novenario che ogni anno inizia il 23 giugno.
Suggestiva e da non perdere la fiaccolata (la parte della festa più attesa e per certi versi più spettacolare per gli addobbi artistici del carro, le luminarie che fanno da corona al vecchio castello e alla via pellegrina) che la sera del primo luglio accompagna la Madonna in paese nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

La Cappella Cybo-Malaspina e l’Ex Convento degli Osservanti
Testimonianza emerita del Rinascimento calabrese, la Cappella gentilizia, posta all’interno dell’ex complesso monastico dei Frati Minori Osservanti di San Francesco d’Assisi, fu realizzata nel 1597, su committenza della famiglia Cybo-Malaspina, dagli scultori Pietro Barbalonga di Aiello, trapiantatosi nella cittadina ma di origini messinesi, Andrea Matini e Battista Cioli.
La cappella era allocata originariamente nel convento “vecchio”, che si trovava a poca distanza da quello attuale. Nel 1622 però la struttura ebbe i primi cedimenti strutturali, aggravati poi dal terremoto del 1638. Così fu necessario ricostruire il Convento su un terreno più idoneo. I lavori iniziarono nel 1735, durante i quali le parti architettoniche della Cappella Cybo furono smontate e rimontate nella nuova struttura.
Caratterizzata dalle alte finestre ad ampolla, presenta, esternamente nello spigolo sud-est, una colonna con capitello ionico e tratto di trabeazione, alla cui sommità è collocato lo stemma in marmo di casa Cybo. Il portale d’ingresso del convento è in pietra tufacea scolpita con maschera al centro dell’arcata, con festoni di fiori e frutta. Entrando nell’atrio, abbiamo di fronte la Chiesa delle Grazie, a navata unica e con decorazioni in stucco. Nella parete di fondo (coro), si conservano due brani marmorei (arte napoletana del 1500) in bassorilievo: “Annunciazione” e “Dio Padre”, appartenenti al monumento sepolcrale di F. Siscar (feudatario dello Stato di Aiello e viceré di Calabria), e provenienti anch’essi dal vecchio convento. La Cappella Cybo, invece, il cui prospetto è alla sinistra dell’atrio, presenta all’esterno erme, timpani rettilinei spezzati, volti satireschi, conchiglie rovesciate). All’interno si trova l’altare a fastigio in marmi verdi, bianchi e neri di Calabria, al cui centro, ormai irrimediabilmente perduto era un affresco del ‘500 di scuola napoletana che raffigurava la Madonna delle Grazie. La porzione di muro su cui era l’affresco, si racconta, venne staccata e trasportata su un carro di buoi miracolosamente integra.

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